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A rischio l'indipendenza delle banche centrali

Come conseguenza dell'acquisto massiccio di titoli di Stato dovuto alla pandemia

Riccardo Illy 28/05/2020

A rischio l'indipendenza delle banche centrali A rischio l'indipendenza delle banche centrali L’indipendenza delle banche centrali è una conquista recente nei paesi democratici, probabilmente destinata a essere ricordata come una breve parentesi di ideale separazione fra poteri esecutivi dei Governi e poteri monetari dei Governatori. In Europa è stata sancita formalmente dal Trattato di Maastricht nel 1992. Per tre lustri tale indipendenza non è stata messa né in discussione né a rischio. Dopo la recessione del 2008 la FED prima e la BCE qualche tempo dopo hanno iniziato una politica di allentamento monetario basata su tassi attorno allo zero e sull’acquisto massiccio, dal mercato, di titoli emessi dagli Stati. Superata la crisi (chi più chi meno, l’Italia meno) la BCE ha ritenuto di dover sostenere la timida crescita economica mantenendo inalterata per un lunghissimo periodo la politica definita di quantitative easing. In questo periodo la Banca Centrale si è di fatto sostituita ai Governi dei paesi membri, compensando la loro incapacità di approvare quei provvedimenti, riforme in primis, necessari ad accelerare la crescita economica.
 
Quando è scoppiata la crisi sanitaria è risultato subito chiaro che le modalità scelte per combatterla avrebbero innescato una crisi economica. La BCE ha prontamente reagito; non potendo ridurre i tassi, ancora a zero, né acquistare titoli pubblici, cosa che stava già facendo, ha semplicemente deciso di farlo senza i preesistenti limiti. Alla fine di questa crisi, quando arriverà, gli Stati si troveranno indebitati fino al collo (l’Italia quasi al 200% del PIL) e la BCE con un bilancio colossale, con all’attivo soprattutto titoli pubblici. Per tornare alla normalità e prepararsi così alla prossima, inevitabile, recessione dovrebbe aumentare i tassi e drenare il mare di liquidità immessa nel sistema. Nel farlo incontrerà insormontabili resistenze dei Governi, per evitare di accrescere la spesa per interessi sui nuovi titoli in emissione, dei mercati, per evitare che la riduzione del valore dei titoli nella pancia delle banche ne comprometta i bilanci, e infine interna, per evitare perdite al proprio bilancio. L’azione combinata di rialzo dei tassi (che porta alla svalutazione dei titoli emessi a tassi più bassi) e drenaggio della liquidità, attraverso la vendita dei titoli pubblici detenuti, comporterebbe infatti la cessione di quei titoli in perdita. Ciò che rischierebbe di portare in perdita lo stesso bilancio della BCE, con le conseguenze di immagine per l’Euro che si possono immaginare. Molto probabilmente la BCE non lo farà, con tre conseguenze dannose. La prima di non prepararsi adeguatamente, con il ritorno alla normalità finanziaria, alla successiva recessione. La seconda di mantenere sui mercati forti spinte inflazionistiche. La terza di sancire di fatto la fine dell’indipendenza dalla politica. La situazione della FED e delle altre Banche Centrali minori che stanno seguendo la stessa politica sarà molto simile.
 
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