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Altro parere

Le libertà negate

Redazione InPiù 24/04/2024

Altro parere Altro parere Marco Zucchetti, Il Giornale
Sul Giornale Marco Zucchetti torna sul caso Scurati. Si sostiene – osserva – che questa sia la pistola fumante, la prova che in Italia c’è un regime liberticida che non consente a un intellettuale di dire che la premier è neofascista. Il che appartiene al sempre legittimo campo delle opinioni. Al campo della realtà incontrovertibile appartiene invece il fatto che Scurati ha avuto modo di dire la sua e di rincarare la dose di critica alla premier su palchi e pagine di giornali, che quel testo verrà letto in ogni piazza italiana in occasione del 25 Aprile (sarebbe divertente che l’autore chiedesse i diritti d’autore a tutti...) e che la conduttrice della trasmissione «imbavagliata» ha guadagnato audience e ieri ha presentato il suo romanzo a un nutrito pubblico. Indignazione: tanta. Pericolo reale di limitazione della libertà di espressione: poco. Parallelamente, ieri a Torino gli antagonisti hanno cercato di interrompere non un comizio del Ku Klux Klan, ma la temibile «Conferenza degli addetti scientifici e spaziali e degli esperti agricoli». Lo hanno fatto non per evitare la propalazione di teorie odiose e moralmente inaccettabili, ma solo per impedire l’intervento dei ministri Tajani, Bernini, Lollobrigida e Pichetto Fratin. Con il corollario di sette agenti feriti mentre svolgevano il loro compito, ovvero consentire ad autorità - ma anche docenti o semplici cittadini - di parlare in pubblico. Indignazione: zero. Effettiva pericolosità dei centri sociali che cercano di impedire una conferenza menando dei poliziotti...beh, forse un po’ più alta. Molti hanno commentato che un’Italia in cui Scurati non può criticare la premier sulla tv pubblica somiglia ormai all’Ungheria di Orbán. Di sicuro dubitiamo che quel discorso fosse una minaccia e siamo sicuri che la cancellazione sia stata un errore da ogni punto di vista. Forse, però, un’Italia in cui non fanno notizia e non preoccupano 7 poliziotti feriti per consentire a quattro ministri di parlare di scienza e agricoltura, dopo che altri 27 erano stati feriti per consentire al Senato accademico della Sapienza di discutere di Medio Oriente, somiglia a qualcosa di peggio. Somiglia a un Paese che ha dimenticato la differenza fra chiacchiere e violenza, che il diritto di parola non ha colore e che la nostra libertà, prima di fermarsi «dove inizia la libertà altrui», ha l’obbligo di fermarsi dove inizia il Codice penale.
 
Claudio Cerasa, Il Foglio
Sul Foglio Claudio Cerasa elogia il nuovo governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta, il quale – osserva – si sta affermando sempre di più come un argine inaspettato alle politiche estremiste. E’ una voce che, rispetto al capo dello Stato Sergio Mattarella, interviene con meno continuità, misurando ancor di più le parole, selezionando le occasioni in modo certosino, scegliendo con abilità i momenti adatti per parlare. Ma quando lo fa, quando parla, quando sentenzia, i giudizi sono taglienti, le indicazioni sono chiare e i posizionamenti sono forti. Da quando è arrivato al vertice di Palazzo Koch, Panetta, ex membro del board della Bce, ex direttore generale di Bankitalia, ultimo dei draghiani a essere rimasto sulla cresta dell’onda nonostante la fine almeno momentanea della stagione del draghismo, è intervenuto pubblicamente sette volte e in ciascuna di queste occasioni ha offerto spunti utili per riflettere attorno a un tema simmetrico rispetto a quello affrontato negli ultimi mesi dal presidente Mattarella: argini contro l’estremismo. Nel mondo economico e non solo. L’ultima occasione è stata ieri, a Roma, all’Università Roma Tre, durante il conferimento di una laurea honoris causa a Panetta. Il successore di Ignazio Visco ha elogiato la globalizzazione, perché – ha spiegato – è quando il mercato entra in sofferenza che la pace viene messa in discussione. Ha ricordato che le restrizioni al commercio – dazi, sovvenzioni, vincoli alle esportazioni e agli investimenti esteri – hanno contribuito ad alimentare l’instabilità nel mondo. Ha spiegato che, in una fase come quella che stiamo vivendo oggi, la pace va difesa anche con le armi, anche aumentando il bilancio militare, e coordinandolo meglio in Europa. Ha ricordato che per difendere la propria sovranità i paesi membri hanno bisogno di cedere un pezzo della propria sovranità all’Europa per avere politiche di bilancio più forti, programmi di spesa su scala comunitaria migliori, politiche fiscali europee degne di questo nome.
 
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