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La malattia del trasformismo

Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani

Redazione InPiù 18/04/2024

La malattia del trasformismo La malattia del trasformismo Carmelo Lopapa, Repubblica
Su Repubblica Carmelo Lopapa commenta le recenti inchieste giudiziarie sulla corruzione in ambito politico.  “Ogni dettaglio del malaffare che diventa voto di scambio, che poi altro non è che ricatto politico, ci racconta dell’unica vera emergenza che forse la politica, senza distinzione di partito o di latitudini, sta vivendo e ostinatamente ignora: quella del trasformismo. Quel leggiadro e irresponsabile vagare da un recinto all’altro a caccia di voti, schede che diventano magicamente chiavi con cui aprire porte dei palazzi e stanze del potere. Appare abbastanza evidente che non ci sia codice etico che tenga, non ci sono regole e prescrizioni che possano arginare la corruzione e l’arrivismo di chi è disposto a tutto pur di scalare una poltrona. Prevale lo sconforto, a poche settimane dalla maxi tornata delle Europee e delle amministrative in 1342 comuni e in Piemonte. Deflagra una questione morale che certo non investe solo la sinistra” ma “è appunto trasversale. Sia chiaro, quella a cui assistiamo – secondo Lopapa - non è un’emergenza giudiziaria. Non siamo di fronte a una nuova gigantesca tangentopoli della corruzione. Il dramma da affrontare è tutto politico. Le inchieste e gli scandali sono sempre eguali, così banalmente ripetitivi, prevedibili eppure apparentemente imprevisti dai protagonisti del malaffare, puntualmente braccati. Sono i partiti a dover fare selezione, una cernita brutale al portone d’ingresso. Lo si dice sempre, non accade mai: portare una dote elettorale da migliaia di voti non dovrebbe trasformarsi in passepartout per qualsiasi candidatura, sotto qualsiasi bandiera. Anzi, proprio la transumanza pregressa dovrebbe servire di per sé da deterrente al vaglio dei leader. Cartina di tornasole di un’infedeltà conclamata e di un’incoerenza cronica di questi ‘animali’ politici senza fissa dimora”.
 
Paolo Balduzzi, Il Messaggero
Sul Messaggero Paolo Balduzzi commenta la proposta del ministro Valditara di tenere le scuole aperte anche d’estate. “Da un lato c’è chi sostiene che le scuole dovrebbero rimanere aperte più a lungo, perché per le famiglie è costoso e problematico organizzarsi per tre mesi; dall’altro lato, chi sostiene che i ragazzi hanno tutto il diritto di staccare la spina e di riposarsi. Il problema di queste due posizioni è che si basano su questioni di principio. Si può anche essere d’accordo con entrambe: ma qui il punto è se la specifica proposta del governo sia valida oppure no. E basterebbe leggersi decreto e circolare di accompagnamento per capire che lo è, seppur con alcuni limiti. Innanzitutto, il governo aggiunge un elemento fondamentale, che prima scarseggiava: i fondi. Saranno 400 milioni in totale, 80 in più che in passato, quelli dedicati all’iniziativa. E ciò apre la porta a una seconda osservazione: non si tratta di una novità, bensì di un potenziamento. La retorica delle scuole chiuse d’estate, infatti, non è più vera da qualche anno. O, perlomeno, non lo è più per tutti gli istituti. La possibilità di offrire alternative per i mesi estivi ai propri studenti esiste già. Il problema è che, come spesso accade nel nostro paese questa opzione dipende in maniera fondamentale dalla fortuna o meno degli alunni. E qui sta forse la debolezza principale di questo piano: quella di parlare prima alle scuole e poi alle famiglie. È possibile immaginare un approccio che, al contrario, metta al centro gli studenti e i loro genitori e fornisca a essi dei fondi, magari in forma di voucher, da utilizzare dove meglio credono, secondo l’offerta delle realtà locali. Questo permetterebbe un ricambio di contesto e di compagni di riferimento, riducendo le differenze esistenti tra scuole di eccellenza e scuole più in difficoltà. Per il resto – conclude -, il Piano sembra estremamente valido”.
 
Mario Deaglio, La Stampa
La Stampa, con Mario Deaglio, torna sulle anticipazioni dello studio sul futuro economico dell’Ue commissionato a Mario Draghi. “Draghi – scrive Deaglio - ha enunciato molte verità scomode ma importanti, che possono riassumersi così: l’Ue è un vaso di coccio in un mondo dominato da vasi di ferro. Se gli elettori europei non ne terranno conto il destino economico del Vecchio Continente sarà determinato da entità extra europee, a cominciare dagli Stati Uniti, dalla Cina e forse anche dall’India. L’Europa non siederà ai tavoli che contano e subirà”. Ad esempio la Cina, riporta Deaglio citando Draghi, “vuole catturare e internalizzare tutta la catena produttiva delle tecnologie verdi; gli Usa vogliono spostare a proprio favore le catene del commercio mondiale e attirare all’interno dei propri confini tecnologie e capacità produttive di gran valore. E noi? Di qui alle elezioni europee – sottolinea Deaglio - dobbiamo chiedere alle forze politiche di specificare non solo quali sono i punti sensibili della nostra economia ma anche le nostre priorità geopolitiche su cui se la sentono di impegnarsi in un’ottica di lungo periodo. Se non lo chiederemo, o se non risponderanno in maniera adeguata, potremmo non avere futuro. All’interno dell’Ue tutto ciò implica la creazione di entità produttive e di attrezzature pubbliche non più limitate da orizzonti e priorità nazionali: dovremmo favorire in maniera uniforme le start up, le nuove imprese con contenuti tecnologici innovativi, andare verso la costruzione di un sistema energetico comune. Un sistema comune di difesa s’impone. Gli elettori europei hanno nelle loro mani qualcosa di molto maggiore e di molto diverso dalla vittoria di questa o quella forza politica. Dovrebbero chiedere a tutte di confrontarsi con il documento Draghi e di rispondere a questa salutare provocazione”.
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