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I segnali economici degli Usa

Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani

Redazione InPiù 18/04/2024

In edicola In edicola Federico Fubini, Corriere della Sera
Federico Fubini sul Corriere della Sera parla dei segnali dell’economia americana: “In un ordine internazionale che si incrina ogni mese di più – scrive l’editorialista - è facile restare ipnotizzati dal caos e farsi sfuggire ciò che si muove nel senso contrario. Due guerre drammatiche alimentano la percezione di perdita di controllo degli Stati Uniti sul sistema di relazioni formatosi dopo il 1989. Eppure, a guardare sotto la superficie, per alcuni aspetti l’America non ha bisogno di essere resa «great again» grande lo è già, e sotto certi parametri lo è come non lo era mai stata. Anche quando nuove crepe si aprono di continuo. Il traffico nel Mar Rosso è più che dimezzato a causa degli attacchi degli Houthi filo-iraniani, che le poderose missioni navali euro-americane non riescono a sopprimere. La Russia, terzo fornitore di petrolio con circa un decimo della produzione mondiale, è sotto sanzioni di un’ampiezza mai vista nella storia a causa dell’aggressione all’Ucraina. Il Cremlino e Riad intanto stanno orchestrando un profondo taglio di produzione del petrolio per far salire i prezzi e strizzare fino all’ultimo dollaro o euro dalle tasche dei consumatori occidentali. Sono tutti segni, innegabili, che l’ordine internazionale a guida americana è oggi sotto attacco. Eppure – dice Fubini - guardate dov’è il prezzo del petrolio. È un po’ più alto di un anno fa, certo. Ma nell’ultimo paio di settimane è sceso di quasi il 6%, malgrado le ritorsioni in corso fra l’Iran e Israele che rischiano di trascinare l’intero Medio Oriente in una guerra senza precedenti. La ragione principale di questa piccola isola di relativo ordine nel caos si trova negli Stati Uniti. Negli ultimi dieci anni sono diventati il principale produttore di greggio al mondo, davanti all’Arabia Saudita. Ma la traiettoria di fondo non corrisponde affatto alla retorica sul declino americano. È vero il contrario, almeno sul piano economico, produttivo, dell’innovazione, delle tecnologie e dei mercati finanziari. Quella degli Stati Uniti è l’unica grande economia il cui tasso di crescita sia stato rivisto fortemente al rialzo, ancora una volta, nelle ultime previsioni del Fondo monetario internazionale. Un’altra è che continua a trasformare il mondo con sempre nuove ondate di innovazione. In confronto – conclude - l’Europa è quasi irrilevante e la Cina ha perso la direzione”.
 
Francesco Bei, la Repubblica
“Quello che è accaduto ieri alla Camera dei deputati interessante sotto molti punti di vista”. Lo scrive Francesco bei a proposito del dibattito sulla Legge 194: “Intanto – sottolinea l’editorialista - perché la defezione rispetto alla linea ‘pro-life’ stavolta è avvenuta dove meno ce la si poteva aspettare. Non da Forza Italia, sedicente ala liberale della coalizione, bensì dalla Lega. Quella stessa Lega dei Pillon e dei Fontana, che negli scorsi anni ha interpretato la destra più clericale e oscurantista, ieri ha fornito gran parte dei ribelli. Salvo un deputato, tutto il gruppo di Forza Italia si è invece allineato alla linea antiabortista di Fratelli d’Italia. Cosa sta accadendo nella Lega? È un segnale, insieme alla battaglia di Zaia in Veneto sul fine vita, che un’altra Lega è possibile? Si vedrà. Il disegno di Fratelli d’Italia è invece chiaro. Al di là delle smentite della premier, che continua a ripetere di puntare alla piena attuazione della legge 194, è del tutto evidente che il piano va nella direzione opposta. Ovvero quella di rendere sempre più difficile e, di fatto, impossibile ricorrere all’interruzione volontaria di gravidanza. L’ordine del giorno proposto ieri dal Pd – dice Bei - e respinto dalla destra (con l’eccezione dei 15 leghisti) si limitava a chiedere che l’emendamento sui pro-vita nei consultori ‘non restringa il diritto delle donne ad avere accesso ad una interruzione volontaria di gravidanza’. Una banale assicurazione che avrebbe potuto e dovuto essere oggetto di un voto bipartisan, se — come purtroppo appare sempre più chiaro — dietro non ci fosse invece un disegno politico preciso. Quello, appunto, di dare un segnale alla constituency pro-vita che vota Fratelli d’Italia, una bandiera da agitare in campagna elettorale. Ma il voto potrebbe riservare sorprese. Perché le donne, anche quelle di destra, alla propria libertà di scelta e ai propri diritti acquisiti ci tengono. E non intendono tornare indietro al tempo delle mammane e degli aborti clandestini. Meloni lo sa bene, per cui continua a negare l’evidenza. Ma – conclude - la ribellione dei quindici leghisti ieri ha smascherato l’operazione, rendendo palese la furia ideologica che punta a svuotare dall’interno una delle leggi simbolo dei diritti civili, lasciandone in piedi solo un vuoto simulacro”.
 
Elena Lowenthal, La Stampa
Elena Lowenthal sulla Stampa parla delle strumentalizzazioni del 25 aprile: “Fuor di ogni retorica dovrebbe essere (ma non è) il momento dell’anno civile più condiviso, quello che più segna la nostra comune identità da quel giorno del 1945 in poi. La festa della Liberazione è davvero memoria di salvezza, di un nuovo inizio dopo ventidue anni e passa di dittatura fascista. Purtroppo – scrive - non è affatto così, per diverse ragioni. Prima di tutto perché negli ultimi anni, forse decenni, si è andata via via spegnendo la portata educativa del 25 aprile: fino a tutti gli anni Ottanta quel giorno era al centro dell’anno scolastico, nel vero senso della parola. E poi perché a poco a poco, con lo spegnersi a loro volta delle voci dei testimoni, di quelle donne e quegli uomini che la Resistenza l’avevano fatta, combattuta e vinta, quel giorno ha perso la sua forza emotiva e ne ha, purtroppo, acquisita una politica. Anzi demagogica. È diventato un puro manifesto, l’occasione per parlare d’altro, per urlare e bandire. Così, quest’anno, a titolo comprensibilmente ‘precauzionale’ la comunità ebraica di Milano ha deciso che parteciperà al corteo senza gonfalone. Chi vorrà ci sarà a titolo personale, con le ‘sole’ insegne della Brigata Ebraica. La Brigata Ebraica – ricorda Lowenthal - ha avuto un ruolo non indifferente nella guerra di liberazione in Italia, da Taranto in su. Ha lasciato il suo tributo di morti e di vivi. È parte della nostra storia, in quegli anni. Eppure da tempo la sua presenza di partecipazione e di memoria è contestata, sbeffeggiata negata. Manipolando dunque una memoria che si permette di espungere simboli e storie non graditi, è facile trasformare la ricorrenza della liberazione in uno strumento di propaganda, nella più totale indifferenza e/o ignoranza della sostanza che quel passato dovrebbe rappresentare per tutti noi: il cuore della nostra identità. E l’Anpi, l’associazione nazionale di partigiani che non ci sono quasi più perché il tempo passa e le voci dei testimoni si spengono, incespica puntualmente in matasse di demagogia, mentre forse – conclude - dovrebbe impegnarsi di più nel rispetto della memoria, nella ‘manutenzione’ di quei valori primari che la Resistenza ci ha permesso di enunciare e vivere giorno per giorno, da quel 25 aprile del 1945 grazie al quale siamo qui. Tutti”.
 
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