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Altro parere

Il principale nemico della Ue resta Macron

Redazione InPiù 18/04/2024

Altro parere Altro parere Franco Adriano, Italia Oggi
Anche Franco Adriano, su Italia Oggi, commenta il rapporto di Mario Draghi sul futuro economico della Ue ma identifica il principale ostacolo all'unità di azione europea nel presidente francese Emmanuel Macron. “Draghi ha affermato che l’Europa si è «concentrata sulle cose sbagliate» in relazione al fatto che i paesi europei si fanno concorrenza in nome di un falso concetto della competitività, anche nei settori, come per esempio la difesa e l’energia, in cui hanno forti interessi comuni. Circostanza che per ‘SuperMario’ ci impone di agire come Ue «come mai prima d’ora». Un’osservazione che – secondo Adriano - si potrebbe estendere più in generale alla manifesta incapacità di tanta classe dirigente politica europea di focalizzarsi sulle cose che contano, persa nell'illogico conflitto fra conservatori e riformisti sui cosiddetti diritti, teorie gender e quant'altro, che domina il dibattito. L’esempio più eclatante è rappresentato da Emmanuel Macron che a parole apprezza Draghi ma mai appoggerebbe la sua proposta di creare dei colossi Ue nei settori di energia, difesa e telecomunicazioni (a meno che rappresentassero un dominio francese). Piuttosto, il presidente francese appare impegnato ad orientare l’opinione pubblica su questioni che nulla hanno di urgente in Europa: dopo il via libera unanime del suo parlamento riunito a Versailles, sul diritto dell'aborto nella costituzione francese, ha indotto l’Eurocamera ad esprimersi per inserirlo nella Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea. Una politica divisiva che suscita naturalmente reazioni nella parte politica più conservatrice dell’intero continente. Una perdita di tempo e di energie che distoglie l'attenzione dalle vere emergenze. Non è di questi scontri ideologici che i popoli hanno bisogno. In Europa serve «una ridefinizione della nostra Unione non meno ambiziosa di quella operata dai padri fondatori 70 anni fa», dice ancora Draghi. Oggi - conclde Adriano -, non è scontato fare innanzitutto ciò che serve per sopravvivere in questo mondo”.
 
Gad Lerner, Il Fatto Quotidiano
Sul Fatto Quotidiano Gad Lerner fa un bilancio della Rai nel primo anno di gestione meloniana. “Dopo la fuga di Amadeus, Annunziata, Augias, Berlinguer, Gramellini, Fazio e Saviano, l’ambizioso progetto della nuova ‘controegemonia culturale di destra’ formulato in un apposito convegno di intellettuali presieduto dal ministro Sangiuliano, con tanto di omaggio tardivo a Gramsci, finora ci ha deliziato solo di una primizia: Bruno Vespa anticipato per cinque minuti all’ora di cena. Aggiungiamoci pure un Gian Marco Chiocci alla direzione del Tg1 in stile Minzolini, solo appiattito sulla Meloni anziché su Berlusconi. Ma la controegemonia culturale di destra sembrerebbe proprio finita lì, avvolta in una nebulosa tossica di censura e autocensura. Com’è possibile? Non era cresciuta, nei duri anni dell’opposizione al regime di sinistra, un’intellighenzia giovane e anticonformista, scalpitante nella ribellione al pensiero unico dominante, che aspettava solo di essere liberata dal ghetto? I vecchi dinosauri Rai hanno sgombrato il campo, non toccava forse a loro? Possibile che debba sempre darsi da fare solo l’immarcescibile Vespa? In effetti avevo già notato che i magnifici tre indicati da Sangiuliano come intellettuali di punta della destra (Pietrangelo Buttafuoco, Alessandro Giuli, Marcello Veneziani) si erano tenuti alla larga dalla ‘nuova’ Rai, memori forse di avervi conseguito in passato risultati poco lusinghieri. Ma dietro di loro premeva una folla di aspiranti. Possibile che nessuno di loro si sia fatto notare? Temo che la risposta sia una sola - conclude Lerner -: l’Italia è un Paese di smaliziati vittimisti più che di esuli in patria”.
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