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La svolta degli aiuti americani

Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani

Redazione InPi¨ 22/04/2024

La svolta degli aiuti americani La svolta degli aiuti americani Paolo Mieli, Corriere della Sera
Fortuna per i Repubblicani statunitensi, e per tutti noi, commenta Paolo Mieli sul Corriere della Sera, aver trovato alla propria guida (parlamentare) un tipo come Mike Johnson. Fosse toccato a Kevin McCarthy, Steve Scalise, Jim Jordan o Tom Emmer — caduti tutti come birilli prima che dal «partito di Lincoln» venisse scelto come speaker alla Camera dei Rappresentanti il deputato della Louisiana — non è detto che lo stanziamento dei sessantuno miliardi a favore dell’Ucraina sarebbe andato in porto. Tra l’altro pochi si aspettavano che il cinquantaduenne legale di Donald Trump nei processi di impeachment del ’19 e del ‘21, il cattolico ultras, ostile al diritto di aborto e alle unioni gay, avesse intenzione o fosse capace di tessere una tela tra Democratici e i Repubblicani a vantaggio di Volodymyr Zelensky. Queste sono le sorprese di un’autentica democrazia come è — ancorché esposta a numerose ed evidenti insidie — quella degli Stati Uniti. L’Europa a sua volta, nei lunghissimi mesi in cui il disimpegno americano è apparso più che probabile, anziché sgretolarsi come lasciavano immaginare alcuni segnali della prim’ora, ha faticosamente messo a punto un proprio piano di sostegno all’Ucraina. Un piano modesto, zeppo di promesse e con pochi impegni per l’immediato, ma pur sempre qualcosa per reggere l’urto nel caso l’esercito russo avesse compiuto un’azione definitiva di sfondamento. In altre parole, l’Europa ha dato prova di esserci, di restare unita e di rinunciare alla tentazione di sempre, quella di procedere in ordine sparso. Forse — per l’incastro tra la delibera del Parlamento statunitense e il piano europeo — la vigilia dell’estate 2024 potrebbe rivelarsi il momento migliore per ottenere un affidabile accordo tra aggressore e aggredito. Dal momento che aggressore e aggredito si ritroveranno tra pochi giorni in condizioni simili a quelle in cui erano esattamente un anno fa. Se così fosse, il Nobel per la pace andrebbe assegnato non già a coloro che hanno sfacciatamente abusato di quella parola per oltre due anni, ma a Mike Johnson, l’ultras conservatore americano che, costruendo un ponte momentaneo tra Biden e Trump, l’ha resa possibile.
 
Ezio Mauro, la Repubblica
Su Repubblica Ezio Mauro si occupa del caso Scurati, e parla di meschinità e arroganza che hanno spinto qualche funzionario Rai a cancellare l’intervento televisivo dello scrittore sul 25 Aprile, costringendo Giorgia Meloni a rattoppare lo strappo postando sui suoi social quel testo censurato dal servizio pubblico. Ma la toppa non ricuce lo squarcio che si è aperto tra la libertà di pensiero e l’esercizio del potere, tra il confronto culturale e il controllo politico-burocratico di ogni idea difforme dal pensiero dominante, e infine tra la lezione della storia e la distorsione della memoria. Soprattutto quest’ultimo scandalo della democrazia dimostra che una figura pubblica con la responsabilità di guida del governo in un importante Paese occidentale non può lasciare in sospeso i conti con il passato, illudendosi che il voto degli italiani cancelli il debito della destra con la storia. Non è così, perché al diritto dei cittadini di conoscere e sapere qual è oggi il giudizio della premier sulla natura del fascismo, visto che proviene dall’eredità di quel mondo, si accompagna il dovere politico del rendiconto, con quel fascismo lontano ma ancora insepolto che torna costantemente a tormentare il cammino di Meloni a ogni data simbolica del calendario civile italiano. Ci avevano detto che dopo aver conquistato Palazzo Chigi la destra estrema che guida l’Italia voleva vincere la sfida gramsciana dell’egemonia culturale. In realtà, come dimostra il caso Scurati, quest’ambizione non si realizza attraverso una libera competizione di idee e di interpretazioni della realtà, ma soffocando le idee altrui e mettendo il lucchetto alla Rai come se fosse proprietà privata, per impedire che queste idee vengano diffuse e il cittadino le possa conoscere. Siamo ben oltre la lottizzazione di cui il centrosinistra è stato campione: qui non si tratta soltanto di occupare poltrone e posizioni di potere, ma di arruolare i dirigenti di un’azienda pubblica decisiva nella formazione del consenso come guardiani del tempio armati contro le opinioni diverse trasformate in eresie, dunque da sradicare appena pretendono di affacciarsi al microfono pubblico.
 
Maurizio Belpietro, La Verità
Anche Maurizio Belpietro, sulla Verità, si occupa del caso Scurati. E osserva che con la bella stagione, come negli ultimi trent’anni da quando a Palazzo Chigi c’è una maggioranza di centrodestra, è tornato l’allarme anti- fascista. In prossimità del 25 aprile, sbocciano infatti le polemiche e ogni volta c’è uno scrittore che denuncia d’essere stato censurato e qualche altro che annuncia di essere pronto a riparare all’estero per sottrarsi alle minacce. Si sentono tutti esuli o pronti all’esodo, ma in realtà non se ne va mai nessuno e tutto si ripete con la solita noia, con la solita militanza, con il solito piagnisteo. Ha fatto bene Giampiero Mughini, che certo non può essere considerato un intellettuale di regime, a scrivere che la Rai per non mandare in onda il monologo di Antonio Scurati ha usato una scusa puerile, come il compenso da 1.800 euro, quando sperpera ben altre cifre. Ma allo stesso tempo, l’autore degli «Anni della peggio gioventù» ha osservato che lo scrittore arruolato da Rai 3 per celebrare il 25 aprile non ha detto nulla di originale. Anzi. Il discorso di Mussolini dopo l’assassinio di Giacomo Matteotti è cosa nota e arcinota. Però sono passati cento anni da allora, e prendere a pretesto i fatti per dare addosso a Giorgia Meloni, che è nata 47 anni fa, non è una grande idea. Non è una straordinaria trovata neppure usare il servizio pubblico per attaccare un presidente del Consiglio che è stato votato dalla metà degli italiani. Come ricordavo, sono trent’anni che capita e quasi sempre in occasione del 25 aprile, festa che ormai non dovremmo chiamare della Liberazione, ma della recriminazione. Infatti, a ogni sconfitta elettorale, la sinistra intellettuale o intellettualoide si dà appuntamento con i primi caldi di primavera per esternare tutto il proprio rancore causato dalla sconfitta. Ma gli stessi che denunciano la censura di Antonio Scurati , poi ovviamente vorrebbero censurare Incoronata Boccia, vicedirettrice del Tg1, per aver detto durante un programma tv che l’aborto è un delitto. Certo, la sua è un’opinione discutibile, come tutte le opinioni. Ma perché solo alcune, in questo caso quella dello scrittore che ha fatto fortuna con i libri su Mussolini, sono degne del servizio pubblico mentre altre no?
 
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