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Superbonus, la politica non sa misurare gli incentivi

Vale anche per altre forme di sostegno, dall'iper-ammortamento agli sgravi per le assunzioni

Claudio Di Donato 12/04/2024

Superbonus, la politica non sa misurare gli incentivi  Superbonus, la politica non sa misurare gli incentivi Non c’è alcun dubbio che il Superbonus abbia costi esorbitanti, ma si è preferita la via più semplice di trasformarlo in un grande alibi piuttosto che fare una seria analisi sui costi/benefici degli incentivi, non solo quelli all’edilizia. È la principale lacuna della politica italiana, non da oggi: introdurre incentivi e poi non effettuare alcun monitoraggio e misurazione sul loro effettivo funzionamento. Un beneficio del 110% è certamente eccessivo, poteva e doveva essere circoscritto a prime case e condomini per massimizzarne l’efficacia. Un attento monitoraggio avrebbe consentito di migliorare la misura per renderla sostenibile, non solo per le casse pubbliche, anche per il mercato. Trascurando l’impatto diretto sull’economia (anche se il Cresme ha evidenziato che il principale beneficiario sono state le casse pubbliche nelle quali è rientrato il 40% del totale), il Superbonus e il meccanismo della cessione del credito presentano due elementi senz’altro positivi: le risorse del 110% sono andate nella misura del 35% al Sud, una percentuale ben più alta del 16-17% medio della quota di incentivi che viene utilizzata nel Mezzogiorno. L’altro è il costo non esorbitante di riduzione delle emissioni. Attualizzando i calcoli dell’Enea, con il Superbonus il taglio di una tonnellata di CO2 costa circa 8.400 euro oltre alla riduzione pari a 3 miliardi di barili di petrolio di consumi energetici. A titolo di confronto, gli incentivi auto per sostituire una Euro 4 comportano un costo di 11.300 euro per una tonnellata di CO2, senza alcun beneficio sui consumi energetici.
 
Oltre a Giorgetti, comprensibile per il ruolo di custode delle finanze pubbliche, tra i crociati contro il Superbonus c’è il duo Renzi-Calenda che quando erano al governo hanno speso 19 miliardi per incentivare posti di lavoro che si sarebbero probabilmente creati anche senza soldi pubblici. La lista in realtà sarebbe lunga, dall’iper-ammortamento al taglio del cuneo fiscale, da quota 100 agli 80-100 euro di Renzi-Conte, da garanzia giovani all’abolizione dell’Imu sulla prima casa del governo Letta. Esistevano alternative più efficienti a favore dei cittadini e delle imprese per investire soldi pubblici che sono almeno tre volte il costo del 110%. La vicenda Superbonus conferma che la politica continua a guardare gli incentivi solo nella prospettiva contabile e di consenso politico, efficacia e analisi costi/benefici sono esercizi troppo impegnativi.
 
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