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Dietro l'America in piazza

Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani

Redazione InPiù 24/04/2024

Dietro l'America in piazza Dietro l'America in piazza Federico Rampini, Corriere della Sera
L’America sente nell’aria un nuovo Sessantotto, scrive sul Corriere della Sera Federico Rampini commentando le manifestazioni pro-Palestina nei campus d’oltreoceano. A temerlo – aggiunge – è soprattutto il partito democratico, visti i precedenti. Nel Sessantotto «originale» c’era la guerra del Vietnam; oggi c’è Gaza. Alla Columbia University di New York per la prima volta le autorità accademiche hanno chiamato la polizia nel campus, in occasione di proteste filo-palestinesi, e ci sono stati cento arresti. L’università continua a essere perturbata e deve spostare in remoto una parte dei corsi. Pure Yale e Harvard, atenei di élite, sono in situazioni simili. La protesta si radicalizza, si rinnovano gli atti di antisemitismo e le aggressioni contro studenti ebrei. La solidarietà con il popolo palestinese, l’indignazione per la tragedia umanitaria in atto nella Striscia, spesso si accompagna ad un aperto sostegno alla violenza di Hamas. In Italia, nel Sessantotto, Pierpaolo Pasolini compose una celebre poesia, in occasione degli scontri di Valle Giulia a Roma: si schierò con i poliziotti, figli di proletari, contro gli studenti figli di borghesi che li attaccavano. In America – afferma Rampini – oggi «rivive Pasolini». L’epicentro della contestazione si trova in atenei da settantamila dollari di retta annua. Fra gli studenti fermati dalla polizia, e subito rilasciati, si distinguono figli di celebrity, rampolli di politici e di banchieri. Le star di Hollywood portano solidarietà agli studenti. Chi indossa la divisa invece non ha studiato a Harvard, e probabilmente voterà per Trump anche se è black o figlio di immigrati latinos. Infine, così come nel Sessantotto la generazione dei contestatori era la prima cresciuta nel benessere, oggi la Generazione Z, come si definiscono i nati fra il 1997 e il 2012, è beneficiata anch’essa da un benessere senza precedenti. Al tempo stesso la Generazione Z è afflitta da un’epidemia di ansietà, depressione, suicidi, disturbi psichici di varia natura. Alcuni esperti mettono sotto accusa i danni dei social media. Altri puntano il dito su una cultura apocalittica: il catastrofismo sul cambiamento climatico, l’idea che l’umanità intera soffre per colpa di noi occidentali, non favoriscono una visione serena del futuro. Il paradosso è che la Generazione Z già maggioritaria nei Paesi emergenti, dall’India all’Africa, è molto più ottimista della nostra.
 
Andrea Bonanni, la Repubblica
Al Parlamento europeo – scrive su Repubblica Andrea Bonanni – ieri è andato in scena il plateale fallimento dell’attuale classe politica italiana. Gli eurodeputati degli altri 26 Paesi della Ue hanno approvato a stragrande maggioranza la riforma del Patto di stabilità, che lo rende più flessibile rispetto a quello precedente. I rappresentanti del popolo italiano, dei tre partiti di maggioranza, ma anche del Pd e di Iv, con sole quattro lodevoli eccezioni, si sono astenuti in massa. I Cinque Stelle e la sinistra hanno votato contro. È stato un corto circuito collettivo. Il Patto di stabilità era stato temporaneamente sospeso durante il Covid, ma sarebbe rientrato in vigore quest’anno ripristinando le vecchie regole di “austerity” che hanno rappresentato una camicia di forza per l’economia europea. Le nuove norme sono molto più morbide e consentono ai Paesi più indebitati di concordare con Bruxelles un percorso di rientro in sette anni tarato sulle esigenze nazionali. È chiaro che il ritorno del Patto pone comunque dei limiti alla spesa. Ma preserva la possibilità di continuare gli investimenti produttivi. I contributi nazionali per integrare le somme stanziate dai fondi europei, compreso il Pnrr, saranno per esempio scorporati dal computo delle spese. Per un Paese come l’Italia, che deve comunque rimettere ordine nei propri bilanci se vuole piazzare sui mercati il gigantesco debito pubblico, si tratta di una scelta obbligata dal buon senso. E allora perché questa astensione di massa che assomiglia tanto ad una amnesia collettiva? La risposta, purtroppo, è semplice. Alla vigilia di un appuntamento elettorale importante come quello delle europee, nessuno dei partiti italiani, né quelli al governo né quelli all’opposizione, se l’è sentita di spiegare agli elettori le ragioni, pur validissime, delle proprie scelte. L’astensione è una foglia di fico. Una fuga dalla realtà e dalle responsabilità politiche di ciascuno.
 
Ruben Razzante, Il Mattino
Con l’approssimarsi delle elezioni europee – commenta sul Mattino Ruben Razzante – cresce la preoccupazione per la diffusione delle fake news, un fenomeno che può contaminare l’esercizio del diritto di voto, alterando gli equilibri democratici. Siamo immersi in uno spazio virtuale altamente tossico che ospita contenuti spesso non vagliati e non verificati, che finiscono per generare disinformazione e per orientare in maniera distorta l’opinione pubblica. Ad un panorama già di per sé complesso e problematico si aggiunge l’Intelligenza Artificiale (AI), con la sua capacità di generare contenuti falsi che possono essere facilmente manipolati e diffusi su larga scala attraverso i social media e altre piattaforme on- line. Per salvaguardare l’informazione di qualità, sostiene Razzante, è in primo luogo fondamentale promuovere un dibattito parlamentare sul concetto di "informazione" come bene pubblico, al riparo da strumentalizzazioni e commistioni con il potere. Dovrebbe essere un vero e proprio momento “fondativo” di una nuova stagione riformatrice che metta al centro la professionalità dei giornalisti, il rischio d’impresa degli editori e gli obblighi delle grandi multinazionali della Rete. In secondo luogo, è cruciale introdurre precise garanzie per l’informazione di qualità all'interno del disegno di legge sull'Intelligenza Artificiale che il Governo si accinge a presentare. Anche su questo fronte il confronto parlamentare può essere un'opportunità per migliorare il testo di legge, includendo tutele economiche per chi produce informazione professionale. Queste tutele dovrebbero essere progettate per contrastare le pratiche che danneggiano l'industria dell'informazione e per garantire un ambiente equo e sostenibile per i fornitori di notizie verificate. Solo attraverso un gioco di squadra tra tutte le componenti dell’ecosistema digitale sarà possibile contrastare efficacemente le fake news, valorizzare le diverse professionalità e fare in modo che l’informazione attendibile e di qualità venga universalmente percepita come una componente essenziale della vita democratica.
 
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