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Rebus privatizzazioni

Difficile ricavare più di 10 miliardi, la metà dei 20 previsti

Giampaolo Galli 12/04/2024

Rebus privatizzazioni  Rebus privatizzazioni In una nota dell’Osservatorio sui Conti Pubblici dell’Università Cattolica, Massimo Bordignon e Leoluca Virgadamo hanno calcolato che dalle privatizzazioni difficilmente il governo potrebbe ricavare più di 10 miliardi, quindi la metà dell’obiettivo di 20 miliardi che era stato annunciato nella Nota di Aggiornamento al Def del settembre scorso ed è stato ribadito in questi giorni dal ministro Giorgetti.  Giustamente gli autori ragionano tenendo presente alcuni vincoli. Il primo è che, come è stato detto molte volte anche dalla Presidente del Consiglio Meloni, deve rimanere saldamente nella mano pubblica il controllo delle società strategiche. Il secondo è che, per questo governo, quasi tutte le società quotate controllate dal Mef sono strategiche. Il terzo vincolo è che si debba trattare di partecipazioni in società già quotate, perché per portare in Borsa delle aziende – ad esempio, il gruppo Ferrovie dello Stato – vanno risolti preliminarmente una quantità di problemi complessi che al momento non sembrano all’attenzione del governo. Gli autori ricordano che già il governo Renzi aveva pensato nel 2016 di quotare in Borsa FS, ma l’operazione naufragò per la sua complessità e per i problemi legati alla gestione delle infrastrutture; il governo Meloni potrebbe riprovarci, ma certo non è operazione gestibile in tempi brevi.
 
Aggiungiamo che nei dintorni di Via XX Settembre non vediamo tutto quell’apparato di tecnici, consulenti e banche d’investimento che è necessario per fare un IPO di una grande società come FS o anche di società molto più piccole. Dunque, come se ne esce? La risposta è che si può fare come quasi tutti i governi dell’ultima decina d’anni: non far quasi nulla in barba agli annunci, oppure aggiungere qualche finta privatizzazione. Ad esempio, il MEF potrebbe cedere a CDP quote di Eni (già di CDP per il 27,7 %), di Poste, di Leonardo e di ENAV. Ma persino queste non sono operazioni semplicissime. Bisogna vedere qual è il costo opportunità di ogni operazione, ossia a quali altri utilizzi del denaro dovrebbe rinunciare CDP, ad esempio, in materia di finanziamento degli enti locali; bisogna avere il consenso delle Fondazioni che detengono una quota piccola della Cassa, ma non rinunciano a farsi sentire; bisogna anche accertarsi che ci sia il via libera dell’Antitrust e delle eventuali autorità di settore. Nulla di impossibile, ma anche nulla di semplice.  
 
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