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Ex-Ilva, se anche il Mef commette errori grossolani

Il Tar annulla un contratto e la possibile soluzione si allontana

Claudio Di Donato 05/04/2024

Ex-Ilva, se anche il Mef commette errori grossolani  Ex-Ilva, se anche il Mef commette errori grossolani La normalità non si addice all’ex Ilva. C’è una sorta di accanimento del destino sullo stabilimento di Taranto per cui qualsiasi procedura si trasforma in un incubo che blocca, frena e rimanda ogni volontà di far sopravvivere la più grande acciaieria d’Europa. L’ultimo capitolo della saga che è sempre più una tragedia greca è la sentenza del Tar Puglia che ha annullato l’aggiudicazione alla Paul Wurth della realizzazione dell’impianto di produzione di preridotto con l’impiego di idrogeno verde. Il Tar ha accolto il ricorso della Danieli e così è saltato l’appalto da un miliardo. Non solo, il tribunale amministrativo ha annullato l’intera procedura selettiva avviata da DRI D’Italia, controllata al 100% da Invitalia a sua volta controllata dal MEF. Leggendo le motivazioni, Invitalia (e quindi il MEF) ha commesso errori grossolani sia sulla procedura (non è stato rispettato il codice dei contratti pubblici), sia nella valutazione dell’offerta vincitrice che è “macroscopicamente carente rispetto all’oggetto della commessa”. Un vero disastro sotto tutti i punti di vista. E soprattutto significa aver buttato un altro anno (circa 12 mesi tra l’avvio della procedura e la sentenza del Tar).
 
Sulle prospettive il governo non ha ancora chiarito quale sarà il ruolo pubblico nell’ex Ilva. La premier non vuol sentir parlare di nazionalizzazione e cita l’esempio MPS, forse dimenticando che per tenere in vita la banca senese il conto per il contribuente ha superato i 7 miliardi e la progressiva uscita del MEF si concluderà con una minusvalenza miliardaria. Per l’ex-Ilva le risorse a disposizione sono i 320 milioni stanziati dal governo e altri 320 milioni di prestito UE, ma condizionato al prolungamento del contratto di affitto. Solo per restare in vita servirebbero almeno 3-3,5 miliardi e non meno di 5 miliardi per far salire la produzione a 6 milioni di tonnellate. Sperare nell’arrivo di un cavaliere bianco senza certezze sull’intervento pubblico trasformerebbe la tragedia greca in un romanzo di fantascienza.
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