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L'Italia che si sogna senza limiti

Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani

Redazione InPiù 29/04/2024

L'Italia che si sogna senza limiti L'Italia che si sogna senza limiti Mario Monti, Corriere della Sera
Dopo il voto della scorsa settimana al Parlamento Ue sul nuovo patto di stabilità e crescita, nel quale i deputati italiani si sono in gran parte astenuti (partiti della maggioranza che sostiene il governo Meloni e Pd), il M5S ha votato contro e solo tre deputati hanno votato a favore (un messaggio chiaro, di sostanziale unità nazionale contro le regole di bilancio), Mario Monti sul Corriere della Sera si chiede che impressione sull’Italia si saranno fatti i cittadini e i governi degli altri Paesi europei. Già alcuni mesi fa, ricorda Monti, trattandosi del Mes, il governo – pur sapendo bene che l’Italia, mediante un esecutivo precedente, aveva sottoscritto quel trattato e che occorreva il processo di ratifica – si è rifiutato di avviare tale processo. E ciò benché gli fossero stati porti su un vassoio strumenti di minimizzazione del rischio politico (ad esempio, chiedere la ratifica con la condizione che il Parlamento debba di nuovo pronunciarsi ove mai il governo intendesse fare uso degli strumenti del Mes). Pertanto, siamo disconnessi sul piano del Mes. E ora siamo disconnessi anche sul piano del più importante strumento di governance economica europea, il nuovo patto di Stabilità. Ma adesso – si chiede Monti – cosa succederà? Quando la presidente del Consiglio, che dalla nascita del governo in poi ha saputo crearsi una posizione di rispetto in Europa, andrà alla seduta del Consiglio europeo che dovrà chiudere in bellezza questo pacchetto (che a me non piace) che cosa dirà o farà? Aderirà alla posizione di tutti i suoi colleghi, come ha fatto in dicembre, facendo un torto agli europarlamentari del suo Paese? O ritratterà il proprio consenso al patto, alimentando una plateale immagine di inaffidabilità del nostro Paese? Monti conclude con una riflessione più ampia. Quando il Governo italiano, il Parlamento italiano, autorevoli ex presidenti del Consiglio italiani come Mario Draghi e Enrico Letta, che scrivono rapporti chiesti loro dalle autorità europee, parlano positivamente della necessità di creare un debito europeo, necessità sacrosanta in determinate circostanze, ma chi volete che creda a loro, al di là della loro autorevolezza personale? Da quale Paese vengono? Vengono dal Paese i cui parlamentari in Europa, al momento della verità, mettono a verbale con il loro voto la radicata insofferenza per ogni limite sul disavanzo e sul debito, che li contraddistingue individualmente e come appartenenti ad una cultura nazionale convinta, dopo decine di prove in contrario, che con il disavanzo e il debito pubblico, forse solo con essi, si ottengono crescita e occupazione.
 
Ruben Razzante, Il Messaggero
L’ annuncio della partecipazione di Papa Francesco ai lavori del G7 in Puglia, a giugno, nella sessione dedicata all’Intelligenza Artificiale (Ai), appone un timbro solenne a una trasformazione tecnologica epocale. Per la prima volta nella storia – sottolinea Ruben Razzante sul Messaggero – un Pontefice interviene in un vertice del gruppo dei 7 grandi della terra e questo è certamente un motivo d’orgoglio per il nostro Paese, visto che l’evento coincide con l’anno di presidenza italiana. Papa Bergoglio intenderà portare all’attenzione degli altri leader mondiali l’iniziativa promossa dalla Santa Sede sull’Intelligenza Artificiale con la “Rome Call for Ai Ethics”, un percorso finalizzato a porre costantemente al centro l’uomo nella sua incommensurabile profondità. Inoltre, il suo intervento al G7 sottolinea una volta di più quanto l’avvento dell’Intelligenza Artificiale equivalga a una sfida epocale di natura antropologica, oltre che tecnologica. Nel dosaggio di rischi e opportunità, essa può incidere sugli equilibri globali ma anche sul percorso realizzativo della personalità degli individui e sullo sviluppo delle società. Non solo, dunque, l’Ai non può prescindere dall’uomo, ma essa deve incentrarsi sull’uomo e rimanere sotto il controllo umano. Per far sì che questo non si riveli solo uno slogan di facciata è fondamentale che alle attente riflessioni intellettuali sull’argomento si associno equilibrati interventi legislativi e una strategia di sviluppo dell’Intelligenza Artificiale filtrata attraverso i parametri di garanzia dei diritti fondamentali. Si avvicina peraltro la 58esima Giornata mondiale delle comunicazioni sociali (12 maggio) e Papa Francesco, quando la annunciò mesi fa, in un solenne messaggio auspicò “modelli di regolamentazione etica per arginare i risvolti dannosi e discriminatori, socialmente ingiusti, dei sistemi di Intelligenza Artificiale e contrastarne l’utilizzo nella riduzione del pluralismo, nella polarizzazione dell’opinione pubblica o nella costruzione di un pensiero unico”. Le parole del Pontefice puntano a scongiurare il rischio che l’Ai dia in pasto agli algoritmi l’essenza dell’uomo, alterandola, saccheggiandola e privandola della sua unicità. Sul versante giuridico il Regolamento europeo Ai Act è un tassello decisivo e il disegno di legge presentato dal Governo Meloni si armonizza con i suoi contenuti.
 
Mario Sechi, Libero
Su Libero Mario Sechi commenta il discorso di ieri a Pescara di Giorgia Meloni, sottolineando come la premier sia cresciuta mangiando minestra e politica. Il gusto per la lotta le scorre nelle vene, e il campo di battaglia delle idee la galvanizza. Giorgia – continua Sechi – si candida alle elezioni europee e chi critica questa scelta non ha idea della posta in gioco, legge mappe che non esistono più. Il discorso di Pescara va letto con il cannocchiale, è un giro d’orizzonte con un obiettivo ambizioso e per questo è un passo importante nella costruzione del partito conservatore che non è più un’eventualità ma una necessità. Quando cita Charles de Gaulle e l’Europa delle nazioni, quando indica le colonne di un partito occidentale, quando dichiara di voler spostare il macigno dell’Europa a destra, quando evoca la battaglia decisiva, quando chiude la porta ai socialisti, quando ricorda di essere leader dei conservatori europei, quando annuncia la candidatura perché ha «bisogno di sapere ancora una volta che ne vale la pena», quando chiede la fiducia degli italiani, Meloni è un leader in sella che galoppa nella prateria della grande politica. La sua premiership è un’opera in fieri, conquistata mentre tuonano i cannoni e i pezzi sulla scacchiera tremano. Meloni fa parte del gioco, tra pedoni e alfieri, torri e cavalli, nell’Unione senza Re, Giorgia è la Regina che ha esordito al governo in un tempo di ferro e fuoco, in un mondo con tre guerre in corso (Ucraina, Medio Oriente e Mar Rosso). Le ore e i giorni forgiano il carattere del leader, l’esperienza si sedimenta, conta, ogni giorno in più a Palazzo Chigi la rende più forte. Ogni errore e caduta, sono una lezione. Il governo Meloni ha l’orizzonte della legislatura, per questo l’opposizione è in preda a una perenne crisi di nervi, guardano il calendario e contano i giorni che mancano, tanti, infiniti anni senza il pranzo di gala del potere. Giorgia Meloni compone il suo spartito al tempo dettato dal metronomo della «lunga durata», non è a Palazzo Chigi per sopravvivere a se stessa, è il motore di una rivoluzione conservatrice, punta a curvare lo spazio della Storia, vuole vincere dove tutto può cambiare, in Europa.
 
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