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Arrivano i preti sposati (in Amazzonia)

Dal Sinodo anche una forte spinta al decentramento della Chiesa

Iacopo Scaramuzzi 28/10/2019

Arrivano i preti sposati (in Amazzonia) Arrivano i preti sposati (in Amazzonia) Non si è realizzata la profezia di Lucio Dalla, secondo il quale «anche i preti potranno sposarsi, ma solo a una certa età», ma poco ci manca. Il Sinodo sull’Amazzonia che si è concluso ieri a Roma dopo tre settimane ha messo nero su bianco la proposta di conferire l’ordinazione presbiteriale a diaconi permanenti sposati. Ci sono una lunga serie di paletti: la novità riguarderebbe solo l’Amazzonia; sarebbe l’eccezione, e non la regola, che rimane quella del celibato obbligatorio; e, soprattutto, nasce da una esigenza specifica, ossia assicurare i sacramenti, a partire dall’eucaristia, a comunità sperdute nella sconfinata foresta amazzonica raggiunte da un prete ben che vada un paio di volte l’anno. La svolta, però, c’è, e il fragoroso malumore dei settori conservatori ne è la riprova. La messa potrà essere celebrata da un uomo che ha moglie e figli seduti tra i banchi della chiesa. La competition dei pentecostali, del resto, vero elefante nella stanza del Sinodo amazzonico, incombe, e la Chiesa cattolica non può lasciare questa terra di missione incustodita.
 
Per la Chiesa, tuttavia, c’è una novità forse ancor più rilevante portata da questo Sinodo. La principale riforma di Papa Francesco è sovvertire l’ordine monarchico vaticano, coinvolgere il «popolo di Dio» nelle decisioni, aprire la Chiesa tutta, se non alla democrazia, alla partecipazione; se non al federalismo, ad un «salutare decentramento» dove le decisioni non sono prese a Roma ma maturano dal basso. E’ un disegno che riprende il Concilio vaticano II e che Bergoglio ha lucidamente perseguito sin dai primi passi. A inizio pontificato il Papa argentino ricevette dom Erwin Kraeutler, missionario austriaco e vescovo nella foresta amazzonica, il quale – se ne accorsero in pochi – raccontò poi a un giornale austriaco che col Papa aveva parlato dell’ipotesi di ordinare uomini sposati. «Francesco – spiegò Kraeutler – ha spiegato che il papa non poteva prendere tutto in mano personalmente da Roma. Noi vescovi locali, che conosciamo meglio i bisogni delle nostre comunità, dovremmo presentare proposte molto concrete. Dovremmo essere “corajudos”, ha detto in spagnolo, che significa coraggiosi, audaci. Un vescovo non dovrebbe muoversi da solo, ha detto il Papa. Le conferenze episcopali regionali e nazionali dovrebbero accordarsi su proposte di riforma. E poi portare queste proposte a Roma». Detto, fatto. 
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