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Il caso Atlantia e le regole del mercato violate

Spetta al tribunale accertare le eventuali responsabilità dei Benetton

Stefano Micossi 29/09/2020

Il caso Atlantia e le regole del mercato violate Il caso Atlantia e le regole del mercato violate Quel che sta accadendo in materia di interventi pubblici su alcune grandi imprese, da Alitalia a Ilva a molte altre aziende in crisi, preoccupa moltissimo per l’evidente violazione di ogni principio di economia di mercato. La vicenda Atlantia sta diventando un caso estremo. Ora sappiamo che l’accordo raggiunto tra la società e il governo per lo scorporo di Aspi, la società concessionaria di molte autostrade conteneva – o viene così letto dal governo – un obbligo per Atlantia di vendere la società scorporata a Cassa Depositi e Prestiti, ‘a condizioni di mercato’, sotto la minaccia di riaprire altrimenti la procedura di revoca della concessione. Ma può un soggetto pubblico comportarsi in questo modo, avendo davanti una platea importante di azionisti privati, che infatti protestano a Bruxelles per la palese violazione delle regole di mercato? Naturalmente, nulla impedisce allo Stato di nazionalizzare, ma dovrebbe pagare per l’esproprio un ‘vero’ prezzo di mercato. Né vi sono impedimenti a perseguire la procedura di revoca della concessione, purché ne vengano accertate le condizioni legali, cosa che finora non è stato fatto. In entrambi i casi, la valutazione del costo deve tener conto della probabilità, quasi certezza, che lo Stato debba poi sostenere costi astronomici accertati davanti al giudice civile.
 
Atlantia rifiuta di dare una garanzia open-ended sulle passività legali legate al crollo del ponte Morandi, avendo accantonato una cifra secondo lei adeguata a fronteggiarle. Ma certamente non ha torto quando sostiene che, se vi sono investitori privati pronti a comperare la società scorporata, evidentemente le loro offerte includeranno nel prezzo i rischi legali. Si ritorna sempre allo steso punto: i grillini vogliono punire l’azionista di controllo, la famiglia Benetton, perché per loro è un trofeo politico. Ma la famiglia Benetton ha tutto il diritto di utilizzare gli strumenti del diritto commerciale vigente per liberarsi di quella partecipazione; se riesce a farlo sul mercato, è un bene per tutti. La dimostrazione delle sue eventuali responsabilità civili e penali – peraltro non semplici da accertare, dato che la famiglia non gestiva le autostrade, ne era solo l’azionista di controllo – potrà continuare in tribunale, senza colpire decine di migliaia di investitori privati.
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