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La manovra tra breve e lungo termine

Le domande in vista della legge di bilancio d'autunno

Pier Carlo Padoan 06/05/2019

Giovanni Tria Giovanni Tria Le domande che troneggiano nel dibattito sulla politica economica e sulla prossima legge di bilancio sono sotto gli occhi di tutti: dove si troveranno le risorse per evitare l'aumento dell’Iva e mantenere le promesse dei partiti di maggioranza? Di quanto si sforerà il deficit? Quale governo prenderà queste decisioni cruciali? Manca, in questa lista, una domanda almeno altrettanto importante: sarà una legge di bilancio di breve o di lungo periodo? Questo dipende, ovviamente dall'orizzonte temporale del governo.
 
Nel breve periodo prevale la logica del beneficio elettorale immediato e la considerazione, se non la consapevolezza, che le scelte che beneficiano veramente il paese, in termini di crescita e occupazione portano risultati nel tempo. Nel periodo più lungo contano le scelte che privilegiano gli aspetti strutturali, la creazione di capitale, fisico, umano, immateriale. Contano anche misure che aggrediscano le cause più profonde della diseguaglianza e dell’esclusione economica e sociale. Che sostengano le famiglie e l'occupazione giovanile e femminile. Le misure introdotte dal governo hanno la caratteristica comune di non intaccare il quadro di lungo periodo o addirittura di produrre risultati negativi.
 
Le risorse per il reddito di cittadinanza sono risultate non utilizzate per una buona parte. Rimane forte il sospetto che chi ha un lavoro nel sommerso abbia preferito rinunciare al sussidio per non dover rinunciare al lavoro. Tutto da vedere l'impatto complessivo sul mercato del lavoro. Anche in questo caso nulla si è fatto di significativo per costruire un meccanismo di allocazione del lavoro, salvo avviare una nuova forma di lavoro temporaneo nella figura dei "navigator". Quota 100 promette di essere addirittura negativa sul lungo termine sia perché indebolisce il sistema previdenziale che con fatica le precedenti riforme avevano contribuito a stabilizzare, sia perché, come documenta l'Ocse, gli impatti sulla crescita potenziale sono visibilmente negativi.
 
Le agevolazioni fiscali per le piccole imprese (la sbandierata flat tax) potranno portare al risultato perverso della diminuzione della scala di attività delle piccole imprese andando in senso contrario a ciò che serve all’industria italiana: l'aumento della dimensione, che come documenta una recente ricerca di Sergio De Nardis, è il principale fattore di produttività delle imprese. La leva di lungo periodo che servirebbe più di altre sono gli investimenti pubblici. Dopo quasi un anno di governo siamo ancora al palo. Gli investimenti sono frenati non solo dalla difficoltà di regole e norme che incentivano il contenzioso piuttosto che l'attuazione dei progetti, ma sopratutto dalla conflittualità politica (e ideologica) tra le forze di governo. Come sappiamo, il problema è solo in parte quello delle risorse. E' soprattutto un problema di capacità di implementazione.
 
Conclusione: le forze politiche al governo non hanno né una cultura né una capacità di attuazione che si basi su una visione di lungo periodo del Paese. Ecco perché la prossima legge di Bilancio, se sarà questo governo a farla, sarà inevitabilmente di corto respiro. L'ironia della situazione è che una logica di medio lungo periodo, ammesso che sia credibile di fronte a mercati e istituzioni europee, avrebbe il vantaggio di allentare i vincoli di bilancio anche di breve periodo e riguadagnare, almeno in parte, le risorse dilapidate in un anno di governo, di annunci e di misure mal concepite.
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