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Altro parere

Le Bierre in menopausa

Redazione InPiù 28/07/2026

Altro parere Altro parere Marco Travaglio, il Fatto Quotidiano
Nel suo editoriale sul Fatto Quotidiano, Marco Travaglio ripercorre la lunga vicenda della Torino-Lione ad alta velocità, ricordando di aver scritto sul progetto già nel 1988, quando si ipotizzava la costruzione di un nuovo collegamento ferroviario tra Italia e Francia nonostante l’esistenza della linea Tgv per i passeggeri e della Torino-Modane per le merci. Secondo l’autore, le previsioni che giustificavano l’opera sono state smentite nel tempo: i costi sono aumentati ben oltre le stime iniziali, mentre i benefici attesi si sono ridimensionati. Travaglio sostiene che il progetto abbia trovato sostegno in un ampio fronte politico e imprenditoriale interessato alla realizzazione dell’infrastruttura. In contrapposizione, ricorda la nascita del movimento No Tav in Val di Susa, descritto come una mobilitazione popolare composta da cittadini, amministratori locali, famiglie e associazioni impegnati nella difesa del territorio. A suo giudizio, il movimento sarebbe stato spesso delegittimato e associato a episodi di violenza riconducibili a gruppi esterni e minoritari. L’editorialista afferma inoltre che, dopo decenni di discussioni e cantieri, il cosiddetto “tunnel di base” non sia stato ancora realizzato. Ritiene che il progetto non abbia più una reale giustificazione economica, sostenendo che il contesto dei trasporti e dei flussi commerciali sia profondamente cambiato rispetto agli anni Ottanta. Travaglio richiama anche l’analisi costi-benefici commissionata dal governo Conte I nel 2019, che giudicava l’opera svantaggiosa e suggeriva di interromperla. Tuttavia, osserva che la maggior parte delle forze politiche e dei media si schierò per la prosecuzione del progetto. Concludendo, l’autore critica la permanenza di tensioni e misure di sicurezza in Val di Susa attorno a un’opera che considera ormai anacronistica e simbolo di una spesa pubblica destinata a perpetuarsi nel tempo, paragonandola per certi aspetti al dibattito sul Ponte sullo Stretto.
 
Maurizio Belpietro, La Verità
Maurizio Belpietro su La Verità sostiene che le violenze avvenute a Chiomonte durante le proteste No Tav, con oltre cento agenti feriti, siano anche il risultato delle scelte della magistratura. L’autore richiama le dichiarazioni dell’ex pm Antonio Rinaudo, che per anni indagò sul movimento No Tav insieme al procuratore Gian Carlo Caselli e che oggi accusa parte della magistratura di aver sottovalutato il fenomeno, respingendo l’impostazione che lo considerava un’organizzazione terroristica e limitandosi a contestare reati come il danneggiamento. Secondo Belpietro, questa linea avrebbe prodotto pene troppo lievi, consentendo ai gruppi più radicali di continuare le proprie azioni contro il cantiere dell’alta velocità. Citando l’intervista di Rinaudo al Corriere della Sera, l’editoriale attribuisce tale atteggiamento a una componente ideologica della magistratura, in particolare a esponenti vicini a Magistratura Democratica, accusati di aver minimizzato la portata degli scontri. L’autore sostiene inoltre che i disordini di Chiomonte si inseriscano in una più ampia sequenza di episodi avvenuti negli ultimi mesi a Torino, Bologna, Milano e Roma, attribuiti a militanti dei centri sociali e a gruppi antagonisti italiani e stranieri. A suo giudizio non si tratta di semplice dissenso politico, ma di vere e proprie forme di guerriglia contro lo Stato. Belpietro critica anche la sinistra, accusandola di non prendere nettamente le distanze da questi movimenti e di continuare a mostrare ambiguità verso gli ambienti dell’estrema sinistra. Richiamando gli anni del terrorismo, l’autore sostiene che oggi, come allora, le principali vittime delle violenze siano forze dell’ordine, magistrati e rappresentanti delle istituzioni. Per questo condivide la proposta di Rinaudo di vietare determinate manifestazioni e adottare strumenti come il Daspo per impedire a quelli che definisce “terroristi travestiti da manifestanti” di organizzare nuove azioni violente.
 
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