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Melonelly

Redazione InPiù 24/07/2026

Altro parere Altro parere Marco Travaglio, Il Fatto Quotidiano
Sul Fatto Quotidiano, Marco Travaglio sostiene che l'intervista di Elly Schlein al Foglio, presentata come un'alternativa al governo Meloni, non delinei in realtà una proposta politica sostanzialmente diversa. Travaglio osserva che, al di là delle formule generiche su sicurezza, crescita, transizione energetica e riforme, le posizioni espresse dalla segretaria del Partito democratico risultano, a suo giudizio, largamente sovrapponibili a quelle della maggioranza. Le differenze concrete sarebbero poche e marginali, tanto da non configurare quella discontinuità politica evocata dall'opposizione. Travaglio concentra quindi le proprie critiche sui pochi temi nei quali Schlein prende una posizione più definita. Richiama l'apertura del Pd al nucleare e contesta la coerenza dell'atteggiamento del partito sul riarmo europeo, ricordando che i democratici hanno sostenuto in sede europea iniziative che oggi sembrano mettere in discussione. Sul conflitto tra Russia e Ucraina, osserva che la leader del Pd ribadisce il sostegno a Kiev e il principio della distinzione tra aggressore e aggredito, assumendo, secondo Travaglio, una linea sostanzialmente coincidente con quella del governo Meloni. A suo avviso, questa impostazione trascura altri conflitti internazionali nei quali l'Occidente avrebbe adottato criteri diversi, in particolare nei confronti delle operazioni militari condotte da Israele. Travaglio conclude che la politica estera delineata da Schlein continua a muoversi nel quadro delle scelte dell'Unione europea e dell'Alleanza atlantica, senza mettere in discussione la strategia seguita finora. Secondo Travaglio, proprio questa continuità rende poco credibile la proposta di isolare la Russia e costringerla a negoziare, anche alla luce dei risultati ottenuti sul terreno dopo anni di guerra. Per questo ritiene che il Partito democratico non offra una reale alternativa all'attuale maggioranza né sul piano della politica internazionale né su quello delle principali scelte strategiche.
 
Alessandro Sallusti, Il Giornale
Sul Giornale, Alessandro Sallusti sostiene che il caso della morte di Abderrahim Fakir durante un controllo di polizia non possa essere giudicato prescindendo dalle condizioni operative in cui agiscono gli agenti. Sallusti richiama le parole del segretario milanese del sindacato di polizia Pasquale Griesi sulla cosiddetta "cintura di Batman", osservando che gli strumenti in dotazione alle forze dell'ordine, anziché garantire impunità, espongono spesso gli operatori al rischio di conseguenze giudiziarie ogni volta che vengono utilizzati. A suo giudizio, mettere in discussione il ricorso alla forza entro i limiti fissati dalla legge significa indebolire la stessa funzione della polizia. Sallusti osserva che il punto centrale del dibattito dovrebbe essere un altro: come fermare una persona che manifesta comportamenti aggressivi e rifiuta di identificarsi senza ricorrere a forme di coercizione. Pur riconoscendo l'esistenza di protocolli operativi, sostiene che nessuna procedura possa prevedere tutte le situazioni concrete nelle quali gli agenti sono chiamati a intervenire in pochi istanti. Per questo ritiene improprio giudicare a posteriori decisioni assunte in condizioni di pericolo reale, sottolineando che anche la sicurezza e l'incolumità dei poliziotti meritano la stessa tutela riconosciuta a ogni altro cittadino. Sallusti conclude che l'elevato numero di controlli e identificazioni effettuati ogni anno, a fronte di un numero molto limitato di episodi problematici, dimostra la professionalità delle forze dell'ordine e la solidità dello Stato di diritto. Le polemiche sorte dopo il caso Fakir rappresentano invece, secondo Sallusti, uno scontro politico che finisce per delegittimare il lavoro della polizia anziché affrontare il problema concreto della sicurezza.
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