Versione stampabile Riduci dimensione testo Aumenta dimensione testo

Le incertezze delle rotte marittime

… e i riflessi sull'Italia e sui nostri porti

Giuseppe Roma 16/07/2026

Le incertezze delle rotte marittime Le incertezze delle rotte marittime Gli eventi bellici in Iran e in Ucraina, fra i tanti aspetti inediti nei modi di condurre le guerre, hanno reso drammaticamente chiara la vulnerabiltà dei traffici marittimi. Si è reso, infatti, evidente alla più ampia opinione pubblica che la libera circolazione delle navi, vitale per garantire gli scambi mondiali, può essere frenata e resa incerta dal blocco di pochi importanti snodi fisici. Abbiamo imparato quanto valgano gli stretti di Hormuz e Bab el-Mandeb per le rotte del petrolio; il Bosforo e Dardanelli in connessioni con il Mar d’Azov, il canale del Don fino al Mar Caspio, per i flussi commerciali russi; lo stretto di Bering per il Passaggio a Nord Ovest fra America e Asia. E poi non manca interesse per il controllo delle relazioni con la Cina sia nello stretto di Taiwan, che in quello di Malacca. Altri punti nevralgici come i Canali di Suez verso il Mediterraneo e quello di Panama fra Pacifico e Atlantico non sono esenti di attenzioni e di tensioni. Mettere a rischio la libertà di navigazione, abbiamo già constatato, produce un’influenza negativa sull’approvvigionamento energetico e di conseguenza sui costi e la competitività di chi ne è maggiormente dipendente. L’Europa, tuttavia, resta un grande mercato di destinazione. Rallentare i flussi via mare potrebbe danneggiare anche i paesi, come la Cina, interessati, per le loro merci, allo sbocco europeo. 
 
 
Gli ultimi dati disponibili (crescita del 2% anche nel 2025) evidenziano che in tutti i porti dell’Unione Europea sono transitati 3,4 miliardi di tonnellate di merci, di queste il 62% è in arrivo e il 38% in uscita. Rilevanti sono le differenze dovute sia alla collocazione geografica che alla presenza di grandi porti. Con 489 milioni di ton. l’Italia si colloca al secondo posto dopo i Paesi Bassi con 538 milioni (grazie al porto di Rotterdam), poi la Spagna con 486 milioni di ton, seguono attorno ai 300 milioni di ton. Belgio, Germania e Francia. Le rotte marittime, oltre alla rilevanza sugli approvvigionamenti di greggio e gas, hanno un’incidenza non trascurabile sull’economia italiana in quanto il 27,1% del nostro export (in valore) e il 30,6% dell’import avviene per nave. Logistica, shipping, portualità sono, quindi. per l’Italia settori vitali e strategici. Le attuali polemiche sulla creazione di Porti d’Italia spa, i lunghi commissariamenti delle autorità di sistema portuale, la competizione politica per le nomine non danno l’idea che esista una sensibilità istituzionale sui pericoli che vengono dal mare, dell’attuale contesto geopolitico.
Altre sull'argomento
Il (mancato) mercato energetico europeo
Il (mancato) mercato energetico europeo
Con più integrazione infrastrutturale e normativa i prezzi potrebbero ...
I nuvoloni di Giorgetti e la richiesta di flessibilità
I nuvoloni di Giorgetti e la richiesta di flessibilità
O si fanno un po' di regali elettorali o si è coerentemente sovranisti ...
La “resilienza” di fronte alle crisi
La “resilienza” di fronte alle crisi
Incertezze geopolitiche e tecnologiche ma la il mondo non è in recessione
Ucraina e Iran: i conflitti necessari di Trump e Putin
Ucraina e Iran: i conflitti necessari di Trump e Putin
Nessun prevedibile mutamento almeno fino alle elezioni di novembre in Usa
Pubblica un commento
Per inserire un nuovo commento: Scrivi il commento e premi sul pulsante "INVIA".
Dopo l'approvazione, il messaggio sarà reso visibile all'interno del sito.