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Europa in ritardo sulle “case green”
E l'Italia riceve il terzo avviso d'infrazione
Pia Saraceno 17/07/2026
Per l’Italia, che riceve la sua terza lettera d’infrazione sul tema, non si tratta solo di un ritardo ma di un ostruzionismo palese al recepimento delle norme che riguardano la ristrutturazione del patrimonio edilizio nei termini richiesti dalla direttiva A fine 2025 era stata aperta un prima procedura per non aver rispettato gli obblighi relativi al divieto di incentivazione delle caldaie a combustibile fossile (con scadenza 1° gennaio 2025); a marzo una seconda procedura per la mancata presentazione del PNRE (entro 31 dicembre 2025); la terza infrazione che riguarda ora il mancato recepimento della direttiva si inquadra nell’assenza totale nella sua calendarizzazione da parte del Governo che nonostante l'approvazione della direttiva risalga ad aprile 2024, non ha avviato né sul piano legislativo né su quello programmatorio alcun processo di approvazione, opponendosi alla sua inclusione nella legge di delegazione Europea del 2025. Alla data ultima per il recepimento della direttiva il Parlamento ha però approvato un controverso “Piano casa”, legge di proposta governativa, sotto il segno di una promessa apparentemente inattaccabile: affrontare l’emergenza abitativa italiana, aumentare gli alloggi disponibili, sostenere chi non riesce più a permettersi una casa nelle grandi città, rimettere mano a un patrimonio pubblico in larga parte degradato o inutilizzabile. Nei fatti, destina però risorse modeste allo scopo e secondo alcuni sta semplicemente ridisegnando le condizioni della proprietà e facendo spazio a nuovi interessi immobiliari, senza metter al centro gli obiettivi della direttiva sulle case green.
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