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I faziosi e il buon senso
Impariamo a tutelare i giovani
Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani
Redazione InPiù 31/07/2026
Nel suo editoriale sul Corriere della Sera, Maurizio Ferrera sostiene che l’invecchiamento demografico stia producendo uno squilibrio nella rappresentanza politica delle democrazie europee. In Italia l’età mediana della popolazione è oggi di 49 anni, ma quella dell’elettore mediano sale a 58, mentre i parlamentari hanno un’età mediana di circa 52 anni. Questo porta le istituzioni a rispondere soprattutto agli interessi delle generazioni più anziane. Secondo l’autore, il sistema democratico sviluppa così un “pregiudizio temporale”, privilegiando il presente rispetto al futuro. Ferrera cita come esempi il Superbonus, che avrebbe trasferito parte dei costi alle generazioni future attraverso il debito, e i rinvii dell’adeguamento dell’età pensionabile alla speranza di vita, che comportano maggiori oneri per lavoratori e contribuenti di domani. Pur riconoscendo la legittimità della rappresentanza degli anziani, Ferrera avverte che oltre una certa soglia essa può alterare la tutela degli interessi collettivi di lungo periodo. Per questo non propone quote anagrafiche, ma istituzioni in grado di valutare sistematicamente gli effetti delle politiche sulle generazioni future. Tra gli esempi virtuosi cita la Finlandia, dove il “Comitato per il futuro” aiuta il Parlamento a discutere le conseguenze di lungo periodo delle decisioni pubbliche. Anche l’Unione europea si sta muovendo in questa direzione con la Strategia per l’equità intergenerazionale. In Italia, ricorda l’autore, sono stati introdotti la Valutazione di impatto generazionale (Vig) e un Osservatorio nazionale dedicato, ma mancano ancora i decreti attuativi. Per Ferrera, la sfida della democrazia contemporanea è dare voce non solo agli elettori di oggi, ma anche a chi subirà più a lungo le conseguenze delle decisioni prese nel presente.
Michele Serra, la Repubblica
“Leggendo delle incredibili peripezie finanziarie dei vari faccendieri e avventurieri economici che finiscono gambe all’aria (ultimo caso un’immobiliare romana che, accumulando debiti, ha costruito un buco grande come un quartiere), sbalordisce sempre scoprire che non c’è alcun nesso plausibile tra l’andamento degli affari, spesso in rosso, e lo scialo di quattrini, sempre clamoroso – commenta Michele Serra su la Repubblica -. Come se lo scopo di costoro non fosse mettere in piedi un’azienda solida — e in proporzione al bilancio, poi migliorare anche il proprio status. No, lo scopo è essere ricchi a prescindere, per diritto innato, perché senza la Lambo e la villa si è delle nullità. Una specie di travestimento da ricco, così da ben figurare su Instagram e fare colpo sulle ragazze, come si diceva ai tempi. C’è una precisa inversione del rapporto di causa ed effetto. Non si diventa più ricchi perché si è messa in piedi un’azienda florida, si mette in piedi un’azienda, anche farlocca, perché si è deciso di essere ricchi. La patologia sta tutta in questa presunzione di uno status garantito. Di un successo dovuto. Spesso è una recita, che finisce con un tonfo rovinoso quando si viene smascherati, e si deve spiegare agli inquirenti con quali soldi hai pagato la Lambo, con quali la villa. Parlare di etica non ha ovviamente alcun senso, è come tenere una conferenza sull’Iliade a una mandria di frisone: perché mai dovrebbero capire? Ma santo cielo, almeno il buon senso: tra i vecchi imprenditori per i quali fare un debito era un disonore, e quelli nuovi per i quali ogni debito è un gradino in più per salire la scala sociale, chi ha avuto maggiore fortuna, e fama più solida?”
Alessandro De Angelis, La Stampa
Su La Stampa, Alessandro De Angelis interpreta il discorso pronunciato da Sergio Mattarella alla cerimonia del Ventaglio come un richiamo trasversale al rispetto delle regole e della convivenza democratica. Il presidente della Repubblica, osserva l’autore, ha criticato sia le spinte verso la “giustizia fai da te”, emerse nel dibattito sul caso Roggero, sia le ambiguità di chi non ha condannato con sufficiente fermezza le violenze in Val di Susa. Per De Angelis, il tema centrale dell’intervento è la sicurezza, intesa non come strumento di consenso politico ma come bene comune e condizione essenziale della democrazia. In questa prospettiva, sostenere che sia legittimo farsi giustizia da soli significa mettere in discussione il ruolo dello Stato e delle sue istituzioni. L’autore collega il richiamo di Mattarella a una tendenza più ampia della politica italiana: affrontare ogni emergenza con nuove norme e misure penali ad hoc. Dai rave all’immigrazione, da Caivano alle occupazioni, fino al fermo preventivo e alle proposte sul riconoscimento facciale, il risultato sarebbe spesso una legislazione costruita sull’emotività del momento e destinata a scontrarsi con principi giuridici e limiti normativi. Secondo De Angelis, il problema non è l’assenza di leggi, ma la capacità di applicarle efficacemente. A fare la differenza sono la qualità della politica, la capacità di governo e delle classi dirigenti, più che il continuo ricorso a nuove norme. Il messaggio di Mattarella viene così letto come un invito a privilegiare il governo dei problemi rispetto alla ricerca del consenso immediato.
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