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Le terme dell' Indirizzo

Cristina Cassar Scalia, Einaudi Stile Libero 2026

Ex libris - Elisabetta Bolondi 17/07/2026

 Le terme dell' Indirizzo Le terme dell' Indirizzo Esce opportunamente per l’estate  il romanzo numero tredici  della scrittrice siciliana  Cristina Cassar Scalia, dal titolo “Le terme dell’indirizzo” ( Einaudi Stile libero, 2026): Vanina Guarrasi, il commissario in pensione Patanè, il magistrato Paolo Malfitano, la signora Bettina, l’intera squadra dei collaboratori fedeli e affezionati, Spanò, Lo Faro, Marta Bonazzoli, Nunnari, Ristuccia, il grande capo Tito Macchia, fanno da comprimari in una nuova avventura che come sempre ha per assoluta protagonista la golosa Vanina, una sbirra coraggiosa, intelligente, intraprendente, appassionata del suo lavoro e decisa a trovare finalmente l’assassino di suo padre, falciato in servizio mentre lei bambina usciva da scuola. Siamo alla Squadra Mobile di Catania, anche se il cuore di Vanina è spesso a Palermo, dove vive sua madre, il patrigno professor Federico, sua sorella Costanza e il suo innamorato, il giudice Paolo, eternamente sotto scorta. Nella nuova avventura, in una estate torrida, viene trovato ucciso e dato alle fiamme un barbone, che era solito trovare rifugio in un sito archeologico da poco restaurato ed aperto al pubblico. Ma del cadavere, privo di documenti, con gli abiti e gli effetti personali bruciati, non si riesce a risalire all’identità.
Potrebbe essere una ritorsione mafiosa?  O forse un gruppo di giovinastri che avevano già tentato di bruciare un altro clochard mesi prima sono i colpevoli?  L’indagine langue, non ci sono tracce plausibili che portino al colpevole, e comincia l’andirivieni sulla strada Catania – Palermo, che Vanina percorre ad alta velocità con la sua Mini, con sosta al solito autogrill per rifornirsi di carburante e di cioccolata.  Al di là della trama, che solo nelle ultime pagine chiarisce il caso trovando il colpevole ed il movente, come sempre Cristina Cassar Scalia ci intrattiene con leggerezza intorno al suo personaggio, che ormai conosciamo e amiamo: golosa, affamata, fumatrice di Gauloises, spesso spente, fissata con le tavolette di cioccolato amaro al 70%, dei film italiani degli anni sessanta in bianco e nero, di cui ha un’intera collezione. Vanina fa almeno due volte colazione, fermandosi al bar dove si rimpinsa di raviole, brioches, granite, sempre affamata, per nulla attenta alla linea, anzi molto critica con la sua collega e amica Bonazzoli, nordica, vegetariana, fissata con la dieta, magrissima oltre che bellissima. Le città di Catania e Palermo, affollate, piene di traffico, ricche di posticini dove mangiare squisitezze, pasta alla Norma, polpette di melanzane, arancine, panelle, scacce, ci restituiscono una Sicilia dove si spara e si uccide, ma anche un posto magico, dove la natura, l’archeologia, i panorami, il mare rendono quella regione ancora un luogo di delizia. Vanina Guarraasi ammira Simenon, imita con le sue indagini approfondite il commissario Maigret, e il libro, come i precedenti, si legge con leggerezza e voglia di finire, aspettando il prossimo, dato che le ultime righe, come in ogni serie, preludono a nuove avventure. La oftalmologa  di Noto, divenuta la beniamina di tantissimi lettori di gialli, soprattutto, perché, come il Montalbano di Camilleri, ha raccontato la Sicilia come un vero e proprio personaggio  dei suoi romanzi, augura a tutti i lettori una buona estate di letture, magari leggere come questa.

 
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