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La spinta decisiva sui salari

Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani

Redazione InPiù 29/07/2026

La spinta decisiva sui salari La spinta decisiva sui salari Nicola Saldutti, Corriere della Sera
Sul Corriere della Sera, Nicola Saldutti sostiene che il rinnovo dei contratti di lavoro sia un indicatore dello stato di salute del Paese: ritardi e difficoltà negoziali alimentano incertezza, comprimono salari e diritti e finiscono per frenare anche la crescita economica. Il ritorno dell’inflazione dopo il 2022 ha reso ancora più centrale la contrattazione, poiché è lo strumento principale con cui i lavoratori possono recuperare parte della perdita di potere d’acquisto. L’autore rileva che negli ultimi mesi si sono registrati progressi, soprattutto nel pubblico impiego, con una riduzione dei tempi di rinnovo e un aumento dei contratti firmati. Tuttavia, secondo i dati Ocse, i salari reali italiani restano inferiori ai livelli del 2021, anche a causa della debole produttività del sistema economico. Saldutti evidenzia inoltre un clima più collaborativo tra sindacati e organizzazioni datoriali, impegnati nel rinnovo dei modelli contrattuali e nella definizione di regole più efficaci sulla rappresentanza. In particolare, la misurazione della rappresentanza potrebbe rafforzare i contratti maggiormente rappresentativi e limitare il fenomeno dei “contratti pirata”. La sfida più urgente riguarda però i giovani, stretti tra salari di ingresso bassi e inflazione: senza interventi più incisivi, avverte l’autore, il rischio è continuare a perdere talenti e forza lavoro qualificata.
 
Michele Serra, la Repubblica
“C’è un distacco profondo tra il racconto mediatico delle ondate di calore (quelle appena trascorse, quella in arrivo) e il loro impatto politico – osserva Michele Serra su la Repubblica-. Emotività alle stelle e toni molto gravi sui media vecchi e nuovi, con florilegio angosciante di statistiche spietate; nessun rilievo evidente nell’agenda dei governi, né si ha notizia di un solo Parlamento al mondo che si sia mobilitato d’urgenza per discutere il da farsi. In tutto il mondo, del resto, avanza e in molti Paesi governa la destra negazionista (Trump è il suo campione), che nega risolutamente il problema e considera ininfluenti (o faziosi, non si capisce per quale ragione) le migliaia di studi scientifici sul ruolo ormai accertato delle attività umane nel mutamento climatico. Perché mai l’uomo dovrebbe farsi delle domande, se non ha alcuna responsabilità in ciò che sta accadendo? Al di là di questa constatazione (più vince la destra, meno ci si preoccupa del clima: sintesi brutale ma suffragata dai fatti e dalle parole), il tragico sospetto è che il cambiamento delle abitudini di vita richiesto dall’emergenza sia così radicale, e così impopolare, che nessuna classe dirigente al mondo avrebbe il coraggio e la forza per proporlo. E così si va avanti a vista, facendo finta di niente, sperando che sì, effettivamente l’allarme sia esagerato, che vuoi che incida un condizionatore a 20 gradi (temperatura media degli interni americani in estate; laggiù sono condizionati anche gli stadi da ottantamila posti), che vuoi che sia una centrale a carbone in più o in meno. Vale ancora, per molti, pensare che sarà il buon Dio a provvedere. E chi non confida nel buon Dio può sempre affidarsi a quella divinità minore, e però potentissima, che è il fatalismo. Precede la scoperta di Dio, il fatalismo, nella cronologia delle superstizioni”.
 
Enzo Cheli, La Stampa
Su La Stampa, Enzo Cheli esprime forti dubbi sulla possibilità che la nuova legge elettorale voluta dalla maggioranza entri effettivamente in vigore per le prossime elezioni. Secondo l’autore, oltre alle contestazioni di costituzionalità sollevate dalle opposizioni, esistono ragioni di opportunità istituzionale che rendono la riforma problematica. Cheli osserva che la legge viene presentata come uno strumento per garantire la stabilità dei governi, ma ricorda che l’attuale legislatura, regolata dal Rosatellum, ha già prodotto un esecutivo particolarmente stabile. A suo avviso, il vero obiettivo sarebbe piuttosto quello di favorire la permanenza al governo dell’attuale maggioranza, modificando le regole del gioco a ridosso delle elezioni. L’autore richiama poi i possibili profili di incostituzionalità legati alle liste bloccate, al premio di maggioranza e all’indicazione preventiva del premier, che potrebbe incidere sul ruolo del Presidente della Repubblica nella formazione dei governi. Più in generale, Cheli sottolinea come l’Italia abbia già cambiato più volte sistema elettorale senza riuscire a trovare un equilibrio soddisfacente tra rappresentanza e governabilità. In un Paese caratterizzato da pluralismo e frammentazione politica, sostiene, occorrerebbe privilegiare la corretta rappresentanza e l’uguaglianza del voto, affidando la stabilità dei governi soprattutto a riforme costituzionali e non a meccanismi elettorali che comprimono il peso delle minoranze.
 
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