La Rosa Inversa
La poetessa siciliana Maria Attanasio, nata a Caltagirone, pubblica con Sellerio “La Rosa Inversa”, con cui viene proclamata finalista tra i dodici che si contenderanno la mitica cinquina del Premio Strega 2026. Nella fascetta che la casa editrice ha posto sul volume compare una citazione da Tuttolibri de La Stampa: “Una Yourcenar siciliana….. la sua scandalosa capacità di sconvolgerci”. Il romanzo è ambientato in un antico palazzo nobiliare della città di Calacte, nome mitico sotto cui l’autrice cela la sua città; nei primissimi anni del ‘900, il cavaliere Giacomo Flerez, ultimo discendente della casata ormai praticamente estinta, vuole riappropriarsi di quanto resta dell’antica proprietà, e, per caso, scopre una stanza segreta, risalente ad almeno due secoli prima, nel quale si trovano una serie di opere letterarie dell’Illuminismo, a quel tempo vietate, e soprattutto molti simboli massonici, anch’essi censurati dall’ Inquisizione: ma in mezzo a quelle pagine polverose, Flerez che è un erudito che prova a compilare una storia dei suoi antenati, scopre un prezioso manoscritto che narra una storia che sembra incredibile, una sorta di mémoir ad opera di Ruggero Henares, che era stato il padrone del palazzo; l’uomo era stato educato nel collegio dei Gesuiti, sotto la rigida disciplina del padre Saverio Crisafulli. Suo compagno di studi Giuseppe Balsamo, che poi diventerà famoso in Europa con il nome di Cagliostro. Ma nel 1767 per ordine del papa, si decide l’espulsione dei Gesuiti, il cui ordine in seguito verrà sciolto. Henares, memore della violenza che aveva subito in collegio, sarà l’autore della “cacciata” del padre Crisafulli, che dopo aver bruciato la tonaca, fuggirà a Bologna, cambiando identità, mentre tutti lo credono morto. Ruggero Henares si innamora e vive una relazione scandalosa con la bella e aristocratica Amalia, dalle mani delicate di arpista, che non sposa, entrambi convinti delle rivoluzionarie idee di libertà che i tempi nuovi dell’Illuminismo hanno fatto giungere anche in Sicilia. Tuttavia il Regno delle due Sicilie, dove siedono sul trono Ferdinando IV di Borbone e Maria Carolina d’Asburgo, mentre si avvicinano i clamori della Rivoluzione Francese, ben presto chiudono le porte alle idee dei filosofi francesi; la Loggia massonica creata da Henares, la Rosa Inversa, sarà presto oggetto di attacco violento, mentre sta per tornare a Calacte colui che ne era stato bandito con ignominia, Saverio Crisafulli, irriconoscibile, divenuto inquisitore domenicano con il nome di Bernardo. Il libro racconta tante storie, fa rivivere antiche vicende sepolte, vere o frutto della grande capacità narrativa dell’autrice, vendette, tradimenti, fughe, monacazioni forzate, torture, in quel grande rivolgimento che coinvolse non solo l’Europa, ma anche la terra dei Borboni, dove fu consumato un grave delitto che ora, all’inizio del secolo scorso, il modesto cavaliere Flerez riporta alla luce. Una lingua talvolta barocca, il dialetto siciliano, tanti documenti che riposavano da secoli celati agli occhi di tutti, rapporti di amore, di odio, di rivalità, di potere, si nascondono dietro le mura dei palazzi, delle chiese, delle corti. Rievocazioni storiche, come lo scioglimento della Compagnia di Gesù, la condanna da parte di Pio VI della Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo e del Cittadino, il processo e la condanna di Cagliostro, mandato in carcere perpetuo a San Leo, fanno da sfondo alle vicende private, l’odio terribile tra i due protagonisti, Henares e Crisafulli, che si conclude con un delitto eclatante mai rivelato. Lo stemma di Medusa, dai capelli in forma di serpente, sul portone del palazzo Henares, sta lì a ricordare storie di violenza, di sangue, di vendetta, che hanno devastato il Regno delle due Sicilie, fino alla tragica rivoluzione del 1799, finita nel sangue di chi aveva creduto nella Libertà. Aspettiamo a breve la scelta della giuria: Attanasio sarà nella cinquina dello Strega?