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Il Cazzaro dell'Estate
Redazione InPiù 30/07/2026
Nel suo editoriale sul Fatto Quotidiano Marco Travaglio ironizza sulla competizione tra Antonio Tajani e Matteo Salvini, accusandoli di contendersi il primato delle dichiarazioni più controverse. Secondo Travaglio, negli ultimi mesi Tajani avrebbe superato Salvini con una serie di uscite giudicate dall’autore paradossali, dal ruolo strategico del Ponte sullo Stretto alle dichiarazioni sulla politica internazionale e sulla sicurezza. Il ministro degli Esteri viene criticato anche per aver proposto una riduzione dell’aliquota Irpef dal 35% al 33% per i redditi fino a 60 mila euro, nonostante quell’aliquota non esista più dopo le modifiche introdotte dal governo di cui fa parte. Travaglio cita inoltre l’annuncio di Tajani sul possibile utilizzo da parte dell’Italia dell’intera quota del fondo europeo Safe per il riarmo, poi ridimensionato dallo stesso ministro come una semplice prenotazione delle risorse. L’editoriale prende di mira anche Salvini, che secondo Travaglio avrebbe risposto con annunci altrettanto discutibili, come il riferimento a un presunto “decreto anti-maranza” dopo l’arresto di un minorenne accusato di rapina. L’autore precisa che si tratta in realtà di un disegno di legge non ancora approvato e che gli strumenti normativi esistenti sarebbero già sufficienti. Infine Travaglio critica il decreto Sicurezza sui fermi preventivi, sostenendo che non avrebbe prodotto risultati negli episodi di violenza in Val di Susa, e conclude con un riferimento polemico alla legge sulla legittima difesa voluta dalla Lega, citando il caso del gioielliere Mario Roggero condannato per aver ucciso due rapinatori.
Pietro Senaldi, Libero
Pietro Senaldi su Libero commenta il ritorno sulla scena politica di Beppe Grillo, giudicandolo più come una resa dei conti personale che come il tentativo di rilanciare un progetto politico. Secondo Senaldi, il fondatore del M5S accusa l’attuale dirigenza di aver tradito gli ideali originari del Movimento, ma Giuseppe Conte gli replica ricordandogli le sue stesse contraddizioni e il sostegno dato in passato al governo Draghi. L’editoriale sostiene che la vera preoccupazione di Grillo sia il controllo del simbolo del Movimento, oggetto di una battaglia legale. Anche nell’ipotesi di una vittoria, però, l’autore dubita che possa ricostruire una leadership politica alternativa, magari affidandola ad Alessandro Di Battista, ritenuto poco interessato a rientrare nei ranghi del M5S. Senaldi osserva che il gruppo dirigente originario del Movimento si è ormai disperso e che molte delle figure più rilevanti hanno preso strade diverse, anche a causa dell’inaffidabilità attribuita allo stesso Grillo. Inoltre, ritiene che la vecchia base grillina non esista più: la protesta delle origini si sarebbe trasformata nella difesa di misure assistenziali e benefici economici introdotti durante gli anni di governo. Secondo l’autore, il ritorno di Grillo non rappresenta quindi una reale minaccia per Conte. Anzi, a guardare con interesse a eventuali nuove divisioni nel campo progressista sarebbe soprattutto il centrodestra, che potrebbe beneficiare della nascita di forze più radicali capaci di sottrarre consensi all’opposizione.
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