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Gli ottimisti guardano al mercato del Private Credit, che ha subito solo un aggiustamento
Giampaolo Galli 30/07/2026
Sullo stesso tono sono tutte le altre principali banche centrali. La più cauta, forse per comprensibili motivi politici, è la FED che ieri ha mantenuto i tassi invariati e cita un sondaggio fra operatori di mercato che vedono l’AI fra i rischi più citati per i successivi 12-18 mesi. Siamo dunque destinati a vedere una ripetizione dei (frequenti) disastri del recente passato, con crolli del 50% e più? Gli ottimisti guardano a quello che è successo al mercato del Private Credit, che tanti consideravano una bolla. I dati disponibili a metà 2026 restituiscono l'immagine di un mercato che ha attraversato un reality check, non lo scoppio di una bolla. La presunta bolla del Private Credit si è rivelata, con le informazioni oggi a disposizione, un episodio di re-pricing, ossia aggiustamento di prezzo, molto concentrato, con vincitori e vinti e una dispersione di rendimenti più marcata rispetto al passato, una disciplina di underwriting che è tornata a valutare il merito di credito dopo anni di competizione eccessiva tra prestatori. In sostanza, dopo un’ubriacatura, in cui sembrava che il private credit fosse la nuova corsa all’oro, si è tornati alla sobrietà e questo non ha comportato disastri sistemici nel resto dell’economia americana. In Europa, secondo la BCE, non è successo nulla che sia degno di nota.
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