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La transizione e' un'enorme sfida per l'Europa e per i Stati nazionali
Claudio Di Donato 10/07/2026
Tuttavia, la loro efficacia dipenderà da tre condizioni. La prima è la scala degli interventi. La competizione globale sull’auto elettrica non si gioca più soltanto tra imprese, ma tra sistemi industriali. La Cina ha costruito il proprio vantaggio attraverso politiche pubbliche di lungo periodo, l’Europa non può rispondere con misure frammentate o temporanee. La seconda condizione riguarda la filiera. La transizione non coinvolge solo i grandi costruttori, ma migliaia di imprese della componentistica, della meccanica, della subfornitura, della manutenzione e dei servizi. Se gli strumenti europei raggiungono soltanto i grandi gruppi, la riconversione resterà incompleta. La terza condizione è la domanda. Senza un mercato europeo sufficientemente ampio per veicoli elettrici e a basse emissioni, gli investimenti rischiano di non trovare ritorni adeguati. In questo quadro l’Industrial Accelerator Act può rappresentare un tassello rilevante, soprattutto se le clausole “Made in EU” e i criteri low-carbon saranno utilizzati per sostenere produzioni europee, filiere locali e tecnologie strategiche. Ma anche in questo servono risorse adeguate, tempi rapidi e coordinamento tra Stati membri, altrimenti il rischio è che l’Europa produca buone architetture regolatorie ma risultati industriali insufficienti. L’Europa ha già perso centralità in settori decisivi come informatica, piattaforme digitali ed elettronica di consumo, e ha visto indebolirsi comparti storici come la chimica. Non può permettersi di affrontare l’automotive come una normale transizione settoriale. L’auto è uno degli ultimi grandi ecosistemi industriali europei. Se arretra anche questo, il problema non sarà soltanto occupazionale: sarà una perdita di sovranità produttiva e tecnologica.
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