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La fine di Roma

Corrado Augias, Einaudi - 2022

Ex libris - Elisabetta Bolondi 14/10/2022

La fine di Roma La fine di Roma Il libro di Corrado Augias è bello, ricchissimo, interessante. Il sottotitolo, “Trionfo del cristianesimo, morte dell’impero”, riassume il contenuto dei diciotto capitoli che costituiscono l’architettura del saggio, che, almeno in certe parti, si legge quasi come un romanzo, nel quale compaiono personaggi noti dell’antichità, ed altri più vicini a noi. Un excursus lungo, coinvolgente, che ripercorre la storia di Roma e quanto Roma ha lasciato in eredità a tutto l’occidente. Uomini e monumenti, imperatori e papi,  martiri e vittime pagane, persecutori e perseguitati, guerrieri e eremiti, raffinati filosofi e rozzi barbari, in un caleidoscopio di potenti, artisti, apostoli, vincitori e vinti nella affascinante storia che porta dalla gloria dell’impero romano all’affermazione della religione che ne è erede, se non altro nelle forme: il sommo pontefice, la curia, le basiliche, non sono altro se non nomi, costumi e rituali  derivati  da quell’ impero che aveva dominato il mondo ma che l’ebreo Gesù, crocifisso in Palestina durante il regno di Tiberio Cesare, era riuscito a scardinare. Molta importanza in questo processo viene attribuita da Augias a Paolo di Tarso, la cui statua marmorea ottocentesca, collocata nella basilica di San Pietro in Vaticano, risalta sulla copertina del volume. A lui, viaggiatore infaticabile, cittadino romano, colto, ricco di fede e di eloquenza, si deve la nascita del cristianesimo come religione con una propria teologia, che nei secoli verrà arricchita dai numerosi padri che si susseguiranno per assicurarne dogmi e la loro corretta interpretazione. Corrado Augias servendosi di fonti scritte e di pietre, monumenti, lapidi, resti, rovine, ci aiuta a leggere una storia che la città eterna sa mostrare anche ai più distratti: il Pantheon, il manufatto romano meglio conservato, è arrivato fino a noi perché sottratto alla furia distruttiva dei barbari, perché fu trasformato in una chiesa cristiana, Santa Maria ad Martyres. Uno dei capitoli più affascinanti del libro è intitolato “La doppia vita degli obelischi”: si tratta dei tredici obelischi egizi importati secoli orsono, a cui va aggiunto il monolite dedicato a Mussolini, al Foro italico, quasi a volersi aggiungere alla grande storia di Roma.
 
L’episodio della riproposizione ardua dell’obelisco al centro di piazza San Pietro da parte del papa Sisto V, che era rimasto in terra per secoli, e che il papa rinascimentale volle porre al centro del potere pontificio nella piazza che più lo rappresenta, è emblematico della continuità dell’impero antico con la storia della Roma cristiana. La sua cultura storico-letteraria, urbanistica, consentono all’autore di attraversare i secoli e le vicissitudini che li hanno caratterizzato con precisione scientifica ma anche un grande afflato umano: i personaggi rievocati nel libro, Vespasiano e i suoi figli successori, Tito e Domiziano, nel mezzo della guerra giudaica raccontata da Giuseppe Flavio, con tutte le conseguenze che ebbe quel tragico episodio per l’umanità tutta; Adriano e la sua passione per Antinoo, nella cornice di Villa Adriana, rievocata dal celebre libro della Yourcenar; il rapporto tra Marco Aurelio, l’imperatore stoico  e il cristianesimo che non amò,  perché suggestionato dal popolino che a lungo ha visto nei cristiani dei nemici dell’ordine imperiale. Nel rievocare secoli lontani, con ironia spesso Augias ricorda i tempi presenti, difetti e vizi di allora che ritroviamo in tanti atteggiamenti della contemporaneità. Citazioni latine note, che l’autore traduce per noi in lingua comprensibile, i versi di Catullo, Orazio, Virgilio,  i monumenti minori che riscopriamo nella Roma odierna, che attraversiamo distratti dal caos del traffico e delle folle di turisti: ecco le catacombe di Santa Priscilla, che ospita una prima immagine della Vergine col Bambino;  la Domus Aurea recentemente riaperta ad un pubblico selezionato, un tesoro archeologico inestimabile;  ecco il piccolo obelisco  al Pincio dedicato ad Antinoo da un papa, quasi ignorando il ruolo del  giovane amante di Adriano. Grande attenzione nel libro anche alla sessualità, il vero spartiacque e la profonda differenza tra il mondo pagano, libero e lussurioso, e la rigidità intransigente del cristianesimo delle origini. La Monaca di Monza manzoniana paragonata alle Vestali, la scienziata Ipazia uccisa dagli stessi cristiani per la sua cultura e il suo sesso: Augias ci trascina in un mondo affascinante, in secoli di storia che si conoscono poco, forse perché nei programmi scolastici sono trattati con superficialità. Un libro di testo da affiancare ai tradizionali manuali.
 
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