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Tarchi: «La Meloni per ora alle urne non raccoglie consensi trasversali»

Fabio Dragoni, la Verità, 17 giugno

Redazione InPiù 22/06/2024

Tarchi: «La Meloni per ora alle urne non raccoglie consensi trasversali» Tarchi: «La Meloni per ora alle urne non raccoglie consensi trasversali» Attualmente Giorgia Meloni non è in grado di raccogliere consensi trasversalit nelle urne. Lo afferma il politologo Marco Tarchi intervistato da Fabio Dragoni per la Verità. Professor Marco Tarchi, in quanto scienziato della politica le chiedo se la vittoria di Giorgia Meloni alle elezioni europee fosse tutto sommato scontata, visti i due anni di governo. «Il risultato di Fratelli d’Italia non era scontato. I sondaggi, che lo avevano visto crescere fino al 31% dopo il successo del settembre 2022, ne avevano registrato un progressivo ridimensionamento. Molti si aspettavano cifre analoghe a quelle delle elezioni politiche. Aver guadagnato tre punti in più è, per Meloni, un buon segno. Anche perché, come molti hanno sottolineato, gli altri capi di governo che hanno affrontato la prova delle urne in questa occasione ne sono usciti malconci. C’è però un ma…». Ma . . .? «Il 28,8% rimane lontano dal 34% riscosso dalla Lega cinque anni fa e sembra dimostrare un limite fisiologico per una formazione che si identifica totalmente nell’immagine e nell’etichetta di destra. Il Salvini del 2019, con il suo messaggio populista, aveva riscosso anche consensi trasversali che per ora appaiono preclusi a Meloni. E che la rendono, in prospettiva, condizionabile da parte degli alleati, Forza Italia in primis». A proposito di Forza Italia, questa sembra di godere di buona salute. Piuttosto inaspettata la cosa, ad un anno dalla morte di Berlusconi. «Inaspettata certamente, almeno fino a pochi mesi fa. Ma anche in questo caso non bisogna nascondersi i limiti di questo apparente exploit. In un contesto di evidente crisi dei maggiori concorrenti centristi, Renzi e Calenda, Tajani non ha saputo recuperare che una minima quota dei loro elettori delusi. Quando parla di puntare al 20%, probabilmente si riferisce a uno sfondamento in quella direzione, che però ad oggi appare problematico. Né va dimenticato che, dietro l’apparente unità, Forza Italia è un aggregato eterogeneo le cui componenti hanno sensibilità e obiettivi diversi». Tipo? «C’è chi è aggrappato saldamente all’attuale formula di governo e chi vorrebbe rovesciare, quantomeno, i rapporti di forza all’interno dell’esecutivo puntando ad un gioco di sponda con “moderati” di colore diverso». La Lega di Salvini è la vera sconfitta di questo appuntamento? «Meno di quanto si pensi. Un certo effetto la candidatura Vannacci lo ha provocato, e non solo nell’immediato, caratterizzando più a destra l’immagine del partito. Cosa che, come è noto, è dispiaciuta a parecchi esponenti dell’ala nostalgica del nordismo, ma potrebbe tornare utile». Quando? «Se e quando, ad esempio, la progressiva moderazione dei toni e delle scelte politiche di Meloni inizierà a scontentare una parte di coloro che l’hanno sostenuta quando tuonava quotidianamente contro l’Unione europea o invocava il blocco navale per impedire gli sbarchi degli immigrati e scagliava fulmini contro l’agenda Draghi». Elly Schlein guadagna voti sia in percentuale che in valore assoluto. Si è molto ironizzato sulla sua incapacità di comunicare. Ma forse ci sbagliavamo? «Quel tipo di critiche, paradossalmente, è venuto soprattutto da ambienti di quella sinistra intellettuale che, pur continuando a detenere una quasi-egemonia mediatica, ha da un pezzo rinunciato a utilizzare il linguaggio impiegato dalle persone comuni, cioè dal popolo, in nome del gergo politicamente corretto. Ma il registro linguistico lo si può modificare, e Schlein ci prova. È difficile, invece, per lei dissociarsi dall’immagine radicale che da sempre la caratterizza. Questa volta le è servita per richiamare alle urne chi da anni deprecava un Pd troppo poco di sinistra, ma in prospettiva la rinchiude in un perimetro da cui le sarà difficile dialogare con i settori più moderati dell’opinione pubblica progressista. È un po’ lo stesso problema di Meloni: ognuna delle due è utile all’altra perché le offre il profilo dell’avversario ideale, utile a raccogliere attorno a sé i fedeli. Ma il contrasto così netto che ne deriva rischia di tenere a distanza chi ama tonalità più sfumate». (Leggi l'intervista completa sul sito InPiù
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