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Il segreto di Vittoria

Giulia Alberico, Piemme 2024

Ex libris - Elisabetta Bolondi 21/06/2024

Il segreto di Vittoria Il segreto di Vittoria Vittoria, principessa Colonna, sposata a don Ferrante d’Avalos, per matrimonio Marchesa di Pescara, e’ personaggio complesso, di fine sensibilità artistica e di convinta fede religiosa a cui  Giulia Alberico   dedica  la sua ricerca storica, politica, letteraria affrontando con la consueta maestria la personalità poco indagata di Vittoria, che visse “ai tempi di Michelangelo”, in parte a Roma, ma anche in molte altre parti della penisola, seguendo il cammino o che la sua nascita e il suo destino le avevano assegnato. Nata a Marino  nel 1492, ebbe per compagna, per tutta la vita, Soso, personaggio di fantasia che offre alla scrittrice il pretesto narrativo per raccontare i segreti di Vittoria dopo che lei sarà morta, ancora relativamente giovane, a casa di una nipote, a Palazzo Cesarini. Nel romanzo si alternano le voci di Soso, che della sua protetta conosce tutti i segreti, anche quello che nessuno aveva mai saputo: l’anomalia fisica che impediva alla giovane principessa di avere una completa vita sessuale. Vittoria andrà comunque sposa al bel guerriero Ferrante d’Avalos, che amerà con tutta se stessa; anche lui, venerando la sposa, accetterà di non poterla fare sua, tacendone a tutti  la diversità. I due vivranno la loro relazione affettiva nel castello di Ischia, luogo magico per la giovane sposa, inebriata dall’odore del rosmarino, di cui sapeva il fiato dello sposo. Dopo la sua morte, la solitudine affettiva di Vittoria sarà totale e deciderà di entrare in convento. Ma questo non le sarà concesso né dal fratello Ascanio, desideroso che la sorella sostenga l’appoggio agli  imperiali della famiglia Colonna, né dal papa Clemente VII. Trascorrerà molto del suo tempo a Roma, nel convento di San Silvestro in Capite, ospite delle consorelle che beneficiavano dell’appoggio della famiglia Colonna, scrivendo, poetando, intrattenendo rapporti epistolari con i personaggi più rappresentativi della vita del tempo: i cardinali Reginald Pole e Contarini,   ambedue rappresentanti di quella parte della chiesa cattolica che auspicava una riforma che nascesse al suo interno,  per rispondere alle giuste rivendicazioni di Lutero, che vedeva nella corte pontificia e nella curia romana corruzione e nepotismo. Siamo negli anni del Concilio di Trento, e Vittoria fa la sua parte nell’appoggiare gli uomini e le donne che più si sentivano vicini al movimento degli Spirituali, che propugnava un ritorno al Vangelo. Compaiono  le figure dello spagnolo Valdès, quella di Giulia Gonzaga, della duchessa di Ferrara Renata di Francia, di Caterina Cybo, di Isabella Beseno, uomini e donne coraggiosi, decisi a sfidare le ire di papa Paolo III Farnese, che aveva creato il Sant’Uffizio, divenuto il feroce tribunale dell’Inquisizione sotto il successore Paolo IV Carafa. In questa vita dedicata alla spiritualità, alla fede intesa come testimonianza al servizio della Comunità, fa irruzione nella esistenza austera della poetessa Vittoria la figura di Michelagnolo, anche lui osservato dalle autorità religiose che ne temevano le idee che sconfinavano con la temuta eresia. Il rapporto dolcissimo fra queste due menti, l’ormai anziano artista che vive in una catapecchia a Macel de’ Corvi, il quartiere romano  degli artisti, e l’austera principessa romana, è resa da Alberico con una delicatezza,  che attraverso l’uso di un linguaggio  lirico, rendono l’unione di queste due anime speciali davvero straordinaria: non parlano, i due , siedono su una semplice panchetta, mentre un albero di zagara effonde il suo intenso profumo. Stima,  affetto, vicinanza, consonanza di pensieri e di slanci, questo cresce tra il vecchio artista e la donna segnata da una solitudine sentimentale che solo lui è stato capace di risvegliare. Alberico si serve di parole efficaci per descrivere la sua protagonista, magra, disappetente, sofferente, che viene raccontata come “disanimata, amputata, pietrificata”. Tutta la sua vita, che attraversa la un’Italia segnata da truppe che vogliono impossessarsene, fino al Sacco di Roma del 1527, la vede viaggiare tra Napoli, Ischia, Viterbo, Vasto, Ferrara, Venezia, e poi di ritorno a Roma dove si consumano i suoi ultimi mesi, nelle braccia della sempre presente Soso, che le canterà la ninna nanna che l’aveva salutata appena nata. Il “corpo negato, asciutto, murato” di Vittoria, il cui unico ritratto è quello che le fece il grande Sebastiano del Piombo, ci parla con le parole di Giulia Alberico, che riesce a farci sentire vicina una donna le cui parole giungono solo nelle liriche che l’hanno consacrata poetessa rinascimentale, ma che non rivelano a fondo l’infelicità di una donna innamorata, sensibile, che non ha potuto vivere appieno la sessualità, e che ha potuto sublimare un amore grande solo nell’incontro quasi muto con un genio ormai vecchio: ma, dice Vittoria, le anime non hanno età. Romanzo bellissimo, che testimonia la maturità raggiunta dalla scrittrice, che riesce, pur delineando un accurato affresco storico-religioso, a far palpitare il cuore dei lettori che incontrano una donna moderna, dotata di intelligenza del cuore, di intuito politico, di raffinata cultura, di lungimirante visione del futuro di una chiesa che rischiava di soccombere per la violenza che stava vivendo.
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