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Diva Sophia

Herman Koch, Neri Pozza - 2022

Ex libris - Elisabetta Bolondi 23/09/2022

Diva Sophia Diva Sophia Herman Koch è forse il più famoso scrittore olandese, autore di numerosi romanzi, che hanno la caratteristica comune di spiazzare il lettore, di manipolarlo, come hanno affermato alcuni critici. Dal successo de “La cena”, libro uscito nel 2010, che aveva coinvolto ed incuriosito il pubblico dei lettori, fornendo uno spaccato della odierna società olandese inquietante, eccoci a Diva Sophia, appena pubblicato da Neri Pozza con la traduzione accurata dal nederlandese di Laura Pignatti. Il narratore parla al presente: è il regista cinematografico Stanley Forbes, che si chiede come declinare un invito per la serata dell’ultimo giorno dell’anno, visto che la mondanità non fa proprio più per lui. Lo scrittore Karl Hermans, suo amico ma ultimamente un po’ dimenticato, lo voleva alla festa di capodanno ma, mentre lui era pronto ad inventare una scusa plausibile, ecco che sullo schermo del suo cellulare compare un messaggio dello stesso Karl che chiedeva notizie di sua figlia Sophia, diciassettenne, che non era rientrata a casa. Da qui comincia il lungo flashback che racconta la storia, difficile e a tratti torbida, dei rapporti che il settantenne regista, vedovo e molto solo, aveva intrattenuto con la bellissima Sophia, dopo che, incontratala un anno prima, aveva deciso di affidarle la parte principale in un nuovo film che si accingeva a girare. Un film mosaico, ad episodi, al cui centro avrebbe brillato il volto incantevole della giovanissima studentessa di liceo. L’uomo, consapevole di essere per la ragazza una sorta di padre, se non di nonno, aveva convinto i genitori di Sophia, lo scrittore Karl e l’attrice di teatro Simone, a consentire alla figlia di recitare nel film: lui l’avrebbe accudita e sorvegliata. Le cose non andranno come promesso; il regista subisce il fascino della promettente nuova diva in modo esclusivo, doloroso, e durante le riprese in Thailandia e a Sydney si ingelosisce per la presenza costante del primo attore, il fascinoso Michael, troppo vicino alla sua musa.
 
Un libro che parla di cinema, di come la regia, attraverso l’immagine mediata dalla camera, possa diventare uno strumento perverso, consentire una sorta di voyeurismo insano, capace di creare rapporti e poi distruggerli. Molti grandi registi vengono citati, quasi saccheggiati dal regista Forbes: ecco Michelangelo Antonioni, Woody Allen, Roman Polanski, Steven Spielberg, Alfred Hitchcock. Non è un caso forse che alcuni di questi grandi abbiano avuto storie controverse con giovani donne. Herman Koch in questa storia sembra quasi deridere o considerare di basso livello attori e film olandesi, come se il grande cinema fosse altrove e che il suo protagonista, Stanley Forbes, dopo il suo scarso successo ottenuto ad Hollywood, avesse tentato di giocare una carta rischiosa mettendo al centro del suo nuovo film una bellezza acerba, promettente, anche se minorenne e inesperta. Generazioni a confronto, difficoltà per uomini anziani di fare i conti con l’età che avanza e il successo che svanisce, mentre una diva, la promettente Sophia, potrebbe salvarli dall’oblio. O distruggerli. Un romanzo profondo che colpisce al cuore degli anziani che vorranno leggerlo per affrontare temi ineludibili, un confronto amaro che lascia l’amaro in bocca.
 
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