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C'è un cadavere al Bioparco

Walter Veltroni, Marsilio - 2021

Ex libris - Elisabetta Bolondi 29/10/2021

C'è un cadavere al Bioparco C'è un cadavere al Bioparco “C’è un cadavere al Bioparco”, Marsilio, è il terzo romanzo di Walter Veltroni, autore dei gialli  della serie che vede protagonisti Giovanni Buonvino, ispettore dell’ormai celebre  commissariato di Villa Borghese, ed i suoi curiosi aiutanti, Gozzi, Cavallito, Robotti, Portanova, e soprattutto la bella agente Veronica Viganò, di cui l’ispettore è innamorato in segreto: un segreto  di Pulcinella, visto che i fedeli  collaboratori, i “ragazzi”,  sono decisi ad organizzare il loro imminente matrimonio in Campidoglio, a cui seguirà un rinfresco al Caffè delle Arti. Tuttavia  l’atmosfera di cameratesca  allegria viene bruscamente interrotta: al BioParco, ex Giardino zoologico romano, a poco lontano  dal commissariato, è avvenuto un delitto inspiegabile: nel rettilario, una grande costruzione circolare all’interno del recinto della struttura, nella teca che ospita un gigantesco anaconda addormentato, c’è il cadavere nudo, privo della testa, di un uomo: di fronte all’orrore dello spettacolo che lascia sconvolti e nauseati poliziotti e dipendenti del Bioparco, si verifica un ulteriore scena orribile : l’anaconda vomita la testa del morto, suscitando reazioni incontrollate negli astanti. Buonvino esce in preda ad un grave disagio, quello che i serpenti gli procurano fin dall’infanzia: condizione psicologica molto diffusa che prende il nome di erpetofobia. Cominciano le indagini per scoprire l’identità del corpo straziato. La Scientifica spiega che l’uomo è stato dapprima avvelenato dal morso di un rettile, poi decapitato con un’accetta, infine gettato nella teca dall’affamato anaconda. Appare chiaro che non ci sono effrazioni, tutto è in ordine come sempre, dunque il colpevole è certamente qualcuno che conosce abitudini, orari, posizione delle telecamere, delle chiavi, dei tempi delle guardie di sorveglianza notturna.
 
Come in una trama degna di Agatha Christie, tutti i personaggi coinvolti sembrano avere buone ragioni per essere autori del barbaro delitto, mentre nessuno di loro è in grado di fornire un alibi convincente. Veltroni si muove con disinvoltura nell’ambiente romano, di cui conosce strade e atmosfere, linguaggi e stili di vita, riempiendo tuttavia questa storia di rilevanti competenze sul ruolo che debba rivestire uno zoo: non più una Disneyland dove mostrare animali prigionieri e tristi, ma un luogo di cultura in cui gli animali trovino un habitat accettabile, nutriti e curati con competenza ed empatia da un personale preparato e motivato. Tanto più grave dunque appare la profanazione di un luogo dove famiglie intere accompagnano i bambini per mostrare animali rari, dove si svolgono laboratori didattici e dove le gabbie sono state da tempo abolite.  Proprio in mezzo al personale efficiente e competente però si nasconde lo spietato assassino. Malgrado l’efferatezza della modalità del delitto, Veltroni riesce ad essere leggero, divertente, ironico: il libro è pieno di citazioni di film, la sua passione, di romanzi, di musiche, di canzoni, di spuntini al chiosco di Ivano. Viene pubblicata una mappa dettagliata del Bioparco, in cui è possibile ritrovare anche la sua storia architettonica: la costruzione è opera dell’architetto tedesco Carl Hagenbeck, il portale monumentale di Armando Brasini, la meravigliosa voliera dell’architetto De Vico, l’inaugurazione avvenne nel 1911, alla presenza del sempre rimpianto sindaco Ernesto Nathan. Veltroni ancora una volta nel raccontare una trama gialla ben costruita, fa un omaggio post pandemia alla città di cui lui stesso è stato sindaco, a cui riserva un’attenzione calda e speciale: camminiamo volentieri per il grande parco di villa Borghese, attraversando il Parco dei Daini, la Casa del Cinema, improvvisandoci in compagnia di Buonvino curiosi investigatori. Il finale inatteso ci spiazza, proponendoci un seguito che l’autore deve ai suoi numerosissimi fan! Non credo che l’autore mancherà l’appuntamento, sembra ci abbia preso gusto.
 
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