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Gli ostacoli all'elettrificazione

A partire dal sistema fiscale che penalizza l'elettricità

Pia Saraceno 22/06/2026

Gli ostacoli all'elettrificazione Gli ostacoli all'elettrificazione E’ da molti anni che si parla di elettrificazione e che i paesi Ue anche prima del Green Deal si sono dati obiettivi da raggiungere entro il 2030, per arrivare ad emissioni zero nel 2050. La decarbonizzazione passa infatti dall’adozione di tecnologie ad emissioni zero per produrre l’elettricità e dall’elettrificazione dei consumi. Dopo la chiusura di Hormuz anche chi invocava solo poco tempo fa la necessità di una transizione lenta (governi e stakeholders ) rinviando le tappe già decise dalla Ue, la considera, a parole, urgente. Così  anche il Cnel in questi giorni sembra avere preso una posizione al riguardo, richiamando gli studi europei, senza però aggiungere elementi utili ad indirizzare le politiche italiane. Perché l'elettrificazione sia economicamente competitiva, i prezzi dell'elettricità devono essere al di sotto di una determinata soglia rispetto al prezzo dei combustibili fossili. Poiche’ la maggior parte delle opzioni di elettrificazione è diverse volte più efficiente delle alternative convenzionali, il vettore elettrico potrebbe essere conveniente anche quando il costo unitario dell'elettricità è superiore a quello del combustibile che sostituisce. Le convenienze dipendono anche da altri fattori quali ad esempio l’intensità dell’utilizzo degli apparecchi e degli impianti per la produzione di calore, il loro costo, gli eventuali interventi infrastrutturali necessari, il costo finanziario, le resistenza al cambiamento ecc. Ad essi si aggiunge come fattore cruciale la coerenza e la persistenza delle politiche.
 
Mentre gli elevati costi iniziali ed i rischi connessi hanno di fatto indirizzato le politiche anche in Italia, non altrettanta attenzione è stata posta a come la tassazione alteri questo rapporto incidendo sui costi dell’uso dei diversi vettori. Uno studio di Eccoclimate pone l’attenzione sulla situazione in parte paradossale che si è venuta a determinare in Italia per una stratificazione di interventi successivi. Nel settore domestico il divario generato dalla decisione di far pagare al consumatore di elettricità, invece che alla collettività, il costo della promozione delle rinnovabili, ha determinato la situazione per cui  l’elettricità paga tasse e oneri quattro volte superiori al gas . Nei settori industriali, del commercio e dei servizi il divario è circa venti volte. Anche nei trasporti le diverse modalità di ricarica elettrica sostengono tasse e oneri fino a oltre il doppio di quelli che gravano su diesel e benzina… Il gas naturale, il diesel e la benzina non hanno sostenuto costi altrettanto significativi poiché le prospettive di decarbonizzazione dei rispettivi settori di riferimento-calore e mobilità-risiedono in massima parte proprio nel percorso di elettrificazione. Gli interventi di sostegno ai costi di categorie particolari di consumatori (come anche gli interventi in emergenza recenti) danno anzi incentivi contrari.  L’elettricità, il vettore più pulito e sul quale si concentrano gli obiettivi di politica energetica, è quello più gravato da oneri per la decarbonizzazione. Forse prima di altri interventi occorrerebbe ripartire da li, dando coerenza al sistema fiscale. Invece l’Italia  si oppone da anni alla proposta di revisione della Direttiva sulla tassazione dei prodotti energetici e dell’elettricità, per paura di perdere entrate necessarie al bilancio pubblico (4,8% delle entrate). L’implementazione dell’ETS2 potrebbe in parte ridurre i divari e permetterebbe di sostituire strumenti di prelievo incoerenti. L’Italia però ne sta ancora una volta chiedendo il rinvio.
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