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Giuliano Amato: «Emma Bonino era la persona adatta per il Colle. Non dissi il nome per non bruciarlo»

Roberto Gressi, Corriere della Sera, 13 settembre 2026

Redazione InPiù 13/09/2026

Giuliano Amato: «Emma Bonino era la persona adatta per il Colle. Non dissi il nome per non bruciarlo» Giuliano Amato: «Emma Bonino era la persona adatta per il Colle. Non dissi il nome per non bruciarlo» Emma Bonino e Giuliano Amato. Un rapporto durato decenni, molta la sintonia. Il punto più alto quando Amato (intervistato da Roberto Gressi sul Corriere della Sera del 13 settembre) si spinge, pensando a lei, a dire che c’è bisogno di una donna al Quirinale. Il contrasto sul fine vita, i ricordi personali. «Ci vedevamo spesso con Emma. Tante cene, a casa di una sua amica giornalista. C’eravamo io e mia moglie, Enrico Letta e sua moglie e lei. Una lunga consuetudine, fatta di lunghe chiacchierate, poi gli incontri si sono diradati e abbiamo continuato a sentirci spesso al telefono. Il mio ultimo contatto con lei c’è stato un paio di mesi fa. Le scrissi una mail, le chiedevo di contribuire con una testimonianza a un Atlante costituzionale, su cui sta lavorando la Treccani. Non mi rispose, credo che la fatica della malattia abbia avuto il sopravvento». Presidente, che immagine ha di Emma Bonino? «Emma si identificava in pieno nelle battaglie radicali, ma era dotata di un grande, pragmatico realismo. Spingere al massimo e comunque poi portare a casa il risultato possibile. In questo, io di Torino e lei di Bra, c’era ad accomunarci qualcosa di piemontese». Come si traduceva, in pratica? «Due esempi. Certo avrebbe voluto una legge diversa sull’aborto, più incisiva, ma capì e condivise l’equilibrio e il grande passo avanti che si compiva grazie alla legge 194. Ancora: radicali gandhiani, ovviamente, ma lei, non violenta, si spinse a chiedere l’intervento militare internazionale contro il dramma delle stragi e della pulizia etnica nel Kosovo». Era più realista di Pannella? «Pannella era uomo molto intelligente, capiva sempre tutto subito. Si rendeva perfettamente conto di quando un limite non poteva essere fattivamente superato, ma lo valicava lo stesso». Gli scioperi della fame e della sete contro i silenzi di Stato, Emma ci perse i denti. «Ero presidente del Consiglio allora, chiesi alla Rai di rivoluzionare i palinsesti. Era giusto e doveroso informare, era nell’interesse del Paese». Come definirebbe Emma Bonino? «Era unica. Grandi battaglie ideali e pragmatismo da statista. Le calza perfettamente una frase di Altiero Spinelli, scritta nei suoi Diari: i visionari senza gli statisti non andrebbero da nessuna parte, ma gli statisti senza i visionari non saprebbero dove andare. Emma incarnava entrambi». Correva l’anno 1999, Emma candidata al Quirinale. «Dissi con convinzione che ci voleva una donna sul Colle più alto. Ho sempre pensato al presidente della Repubblica come organo di garanzia e non contitolare di un indirizzo politico, e credevo che fosse la persona adatta, che una donna in un Paese dominato dai maschi avesse le carte giuste per quel ruolo». Ma non fece esplicitamente il suo nome... «Fare un nome per il Quirinale è un gioco che serve soltanto a bruciarlo. Lo so bene, non a caso il mio nome è stato fatto tante volte e non sono stato mai eletto. Ma era lei la mia candidata. Seguì un sondaggio, con Emma e Tina Anselmi in testa, due forti anime popolari. Poi ci fu la sua brillante autocandidatura: “Sono io l’uomo giusto”. Al Colle andò Carlo Azeglio Ciampi, e fu un ottimo presidente, ma lei alle Europee portò i radicali all’8,5 per cento». Non sono mancati i contrasti, il più netto c’è stato sul referendum sul fine vita. «Io ero presidente della Corte costituzionale e spiegai in una conferenza stampa le ragioni della bocciatura. Il quesito era scritto male, e apriva uno spazio gigantesco all’impunità dell’omicidio del consenziente». Non si poteva fare di più? «Lo dissi già allora. La strada non era il referendum, ma un percorso per sollevare la questione davanti alla Corte costituzionale. Non più presidente ebbi incontri riservati con l’avvocata Filomena Gallo, stimatissima da Bonino, per portare davanti alla Corte l’eutanasia. Una decisione poi arrivata. Con una macchina che consente anche al sofferente impossibilitato a muovere gli arti di far agire la siringa con un movimento delle labbra, o delle palpebre. Non capisco perché il Parlamento non dia seguito a questo percorso». Emma si disse affranta e amareggiata per quella bocciatura. «Dopo la decisione della Corte non parlai con lei. Ma non mi pare che Bonino si spingesse oltre l’amarezza. Ci furono ben altre manifestazioni di ostilità da parte di alcuni radicali, e anche contro la mia persona, mi attribuirono indicibili disegni politici». La Corte bocciò anche il referendum sulla cannabis. «Anche lì il quesito era scritto male e apriva le porte pure alla legalizzazione delle droghe pesanti. Mi faccia dire che i radicali di una volta erano bravi nello scrivere i quesiti referendari. E non aggiungo altro». Emma Bonino la invitò pubblicamente a entrare a far parte, come ministro dell’Economia, del governo guidato da Enrico Letta. E le disse: non dica «ho già dato». «Sinceramente non ricordo quella vicenda, non ricordo se fu un’idea fra le altre o una vera proposta». Un ultimo ricordo. «Mi ha aiutato mia moglie Diana a riportarlo alla memoria. Nel 2004 c’era stato il terribile terremoto nell’Oceano Indiano, seguito dallo tsunami. Un anno dopo, proprio nel giorno di San Silvestro, partimmo insieme a Emma con una delegazione diretta verso lo Sri Lanka, con lo scopo di verificare lo stato degli aiuti inviati dall’Italia. Girammo quel piccolo, meraviglioso Paese in lungo e in largo. Tornai con un regalo per mia moglie, un bellissimo scialle pieno di disegni e colori: lo aveva scelto Emma».
 
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