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Altro parere

L'apocalisse non ci ha cancellati

Redazione InPiù 11/09/2026

Altro parere Altro parere Vittorio Feltri, il Giornale
Sul Giornale, Vittorio Feltri rilegge a venticinque anni di distanza l’11 settembre, ricordando lo shock di quel giorno e soprattutto l’articolo con cui Oriana Fallaci, pochi giorni dopo gli attentati, raccontò la propria «rabbia fredda, lucida, razionale». Secondo Feltri, allora non si comprese subito che quelle immagini non erano una catastrofe casuale, ma l’esecuzione di un piano terroristico. La voce della Fallaci contribuì invece, a suo giudizio, a riportare l’attenzione sull’Occidente e sulle sue radici cristiane, invitando a difendere ciò che rappresentava. Feltri sottolinea soprattutto la preoccupazione della Fallaci per l’Italia, accusata di aver perso il senso della propria storia e identità e di essere incapace di riconoscere i pericoli che la circondano. A questo proposito ricorda il convegno del 2006 alla Camera in cui venne negato a Israele il diritto di esistere, pochi giorni prima della morte della giornalista. L’autore riconosce però anche gli errori dell’Occidente, a partire dalla guerra di George W. Bush, che definisce una «guerra astratta», combattuta sulle mappe e capace di ritorcersi contro chi l’aveva intrapresa. Da qui la necessità, secondo Feltri, di rafforzare la memoria e il senso di ciò che si è, senza affidarsi a chi pretende di avere soluzioni definitive. Nel finale, Feltri invita a non considerare l’11 settembre come un evento isolato nella lunga successione di tragedie della storia, richiamando Auschwitz, i gulag, Hiroshima, Nagasaki e il 7 ottobre. Per questo preferisce non parlare di «guerra», ma di una lotta di sopravvivenza contro il terrorismo. La vera lezione, conclude, è custodire non solo il ricordo delle vittime, ma anche dei giorni successivi agli attentati, quando prevalse la volontà di continuare a vivere: «i giorni di Oriana», segnati dalla rabbia e dalla reazione.
 
Marco Travaglio, il Fatto Quotidiano
Nel suo editoriale sul Fatto Quotidiano, Marco Travaglio ridimensiona la notizia del presunto «attentato a Zelensky» da parte di un drone russo, osservando che l’allarme è stato smentito dallo stesso governo ucraino, che lo ha definito esagerato, mentre il Cremlino lo ha giudicato inesistente. L’unico dato certo, secondo Travaglio, è che un drone della guerra in Ucraina ha sconfinato in Moldavia, precipitando a circa 160 chilometri dall’aeroporto dove Zelensky attendeva il decollo. L’autore si interroga quindi sulle ragioni della diffusione di allarmi sulla minaccia russa all’Europa proprio mentre sembrano riaprirsi possibilità di dialogo. A suo giudizio, il precedente dell’aereo di Ursula von der Leyen, atterrato in Bulgaria con nove minuti di ritardo nel settembre 2025 e inizialmente attribuito a un’interferenza russa, dimostra come episodi non verificati possano trasformarsi rapidamente in emergenze geopolitiche. Travaglio ricorda che il ministro dell’Interno bulgaro escluse categoricamente un attacco informatico e che i sistemi di tracciamento confermarono la qualità del segnale GPS. Nonostante le smentite, osserva Travaglio, diversi giornali rilanciarono l’ipotesi russa e la vicenda contribuì ad alimentare l’allarme sulla minaccia di Mosca agli aerei europei. Anche Emmanuel Macron convocò un vertice, sostenendo che 26 Paesi fossero pronti a inviare forze in Ucraina. Pochi giorni dopo, la portavoce di von der Leyen dovette però smentire l’ipotesi dell’attentato. Travaglio conclude ironicamente chiedendosi chi abbia realmente lanciato il drone caduto in Moldavia e suggerisce, con il consueto tono sarcastico, che possa essersi trattato di un pilota russo «non vedente», richiamando un precedente articolo sulla presunta mobilitazione di soldati ciechi e sordi.
 
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