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La macina della risacca

Andrea Molesini, Sellerio 2026

Ex libris - Elisabetta Bolondi 11/09/2026

La macina della risacca La macina della risacca Un nuovo bel romanzo dello scrittore/editore veneziano Andrea Molesini esce per Sellerio con il titolo “La macina della risacca” (Sellerio 2026). Il ventenne Andrea si trova al capezzale del padre molto malato, in un ospedale  del Lido di Venezia, dalle cui finestre il rumore delle onde della laguna fa da colonna musicale al racconto. Il figlio non ha avuto un buon rapporto col padre, un ufficiale del Genio Navale che aveva partecipato alla Seconda guerra mondiale e, in seguito all’armistizio dell’8 settembre, con i nazisti occupanti, aveva abbandonato fortunosamente il cantiere navale di Genova, dove si progettava in segreto una nave,  ed aveva iniziato un rocambolesco viaggio verso Venezia, dove sua sorella che ci viveva lo avrebbe certamente nascosto dalla furia degli invasori. Aurelio, sempre chiamato “babbo Rolli” dal figlio, vive con rabbia e rifiuto le cure che gli vengono somministrate in ospedale, odia flebo e calmanti, piuttosto vorrebbe una morte rapida ed indolore; Andrea cerca di riannodare un rapporto con un padre a lui quasi sconosciuto, grazie anche alla presenza della dottoressa Anna Kaisermann, di cui il giovane si invaghisce, anche se lui è molto giovane. Aurelio nelle ore di lucidità comincia il suo racconto destinando al figlio confidenze inedite: gli incontri che aveva fatto, le disavventure, le morti, i nascondigli di fortuna, i fascisti da cui fuggire, una anziana ebrea inconsapevole di quanto era riservato a lei e a quelli come lei, Loredana, la matrona di un bordello che gli offre rifugio sicuro, amici persi e ritrovati. Un’ epopea che racconta la vita pericolosa di quanti, militari, non vollero aderire alla Repubblica di Salò e cercarono in tutti modi di sfuggire alla cattura, malgrado le spie che pullulavano. Nei racconti di Babbo Rolli ci sono pagine di costume esilaranti, e, per i tempi attuali, davvero stupefacenti: “Quando ero in Accademia c’era il bordello per noi allievi ufficiali, c’era anche quello per i sottufficiali e  un altro per la ciurma. Io naturalmente frequentavo solo il primo. Pensa che se per sbaglio davi della prostituta a una zoccola, il minimo che ti succedeva era uno schiaffo, oltre naturalmente al disprezzo generale. Eravamo tenuti a un contegno  ben educato, sempre attento alle forme, le buone maniere erano ritenute essenziali per forgiare uomini sottoposti ad una disciplina di morte”. Il romanzo di Molesini, oltre alla scrittura sapiente che mette insieme i due registri, quello del padre che ha vissuto tempi oscuri, e quello del giovane Andrea, che parla la lingua ed adotta  i comportamenti del nostro tempo, è un racconto storico molto interessante, mettendo a nudo le difficoltà che affrontarono i militari che riuscirono a sopravvivere in quel tragico periodo di guerra civile, dove si rischiava la morte in ogni momento. Oltre al Babbo Rolli, nel romanzo c’è anche la madre della voce narrante, ricoverata in una clinica dove alterna momenti di lucidità ad altri di confusione mentale. Dunque una storia pubblica ed una familiare, che rendono il libro un insieme di sentimenti profondi trascurati da riannodare.

 
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