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Lavoro, dopo la festa risolviamo i problemi
I dati negativi nei confronti con gli altri Paesi
Giuseppe Roma 04/05/2026
Partiamo da un indubbio risultato positivo con l’aumento di 1,1 milioni di occupati in più negli ultimi 10 anni. Purtroppo, si tratta di un incremento insufficiente a farci scalare qualche posizione in Europa come tasso d’occupazione. Non solo siamo ultimi nella UE, ma la distanza dal valore medio europeo è seppur leggermente peggiorata da 8,3 punti del 2016 agli 8,5 attuali. D’altronde, l’Italia registra il valore massimo in assoluto di adulti fuori dal perimetro lavorativo: 12,4 milioni, pari al 21% dei residenti contro il 12% della Germania, il 15% della Francia e il 17% della Spagna. La durata della vita lavorativa è in Italia più bassa rispetto agli altri grandi Paesi europei nonostante l’età di pensionamento sia più elevata. In Germania si lavora 40 anni, in Francia 38, in Spagna 37 nel nostro paese in media 33 anni, a causa di un più tardivo accesso al lavoro. In pratica, abbiamo più esclusi dal lavoro e partecipiamo per meno tempo alla creazione della ricchezza nazionale. Sono tante le questioni che intersecano le problematiche strettamente lavorative. Il progressivo invecchiamento degli occupati, privato dalla spinta in avanti delle giovani generazioni tende a ridurre la dinamicità delle prestazioni lavorative. Il più basso impiego delle tecnologie digitali impatta sulla produttività, condizionando negativamente la crescita dell’economia, dei redditi e dell’occupazione, La mortificazione del merito e l’opacità dell’accesso a molti settori produttivi e alla pubblica amministrazione sottraggono al nostro sistema risorse con alte competenze e forte motivazione, spingendole verso l’estero. Insomma, dopo la festa, sforziamoci di agire seriamente alla ricerca delle risposte che ancora ci mancano.
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