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Baldwin: Starmer si può salvare ma deve avere coraggio e scegliere l'Europa

Antonello Guerrera, La Repbblica, domenica 10 maggio

Redazione InPiù 10/05/2026

Baldwin: Starmer si può salvare ma deve avere coraggio e scegliere l'Europa Baldwin: Starmer si può salvare ma deve avere coraggio e scegliere l'Europa L'Europa è «la vera chance per Keir Starmer per uscire dall'angolo». Tom Baldwin, intervistato da Antonello Guerrera sulla Repubblica di domenica 10 maggio, è il biografo ufficiale del premier britannico, nonché uno dei suoi pochi, veri amici. Ex responsabile stampa del Labour, possibile prossimo direttore delle comunicazioni di Downing Street, non c'è persona migliore per entrare nella testa di Starmer, nella bufera dopo il disastro alle elezioni amministrative di giovedì che ha nuovamente incendiato le richieste di dimissioni. Proprio domani il primo ministro terrà a Downing Street un grande discorso per riavvicinare Londra sempre di più all'Europa. Baldwin, almeno lei ha fiducia in Starmer? «Non ci sono certezze in questo scenario molto instabile. Ci sono molti deputati laburisti che lo vogliono rimuovere prima delle prossime elezioni, ma la maggioranza sinora crede che sia una follia rimpiazzarlo adesso, visto che tra qualche settimana finiranno le scorte di carburante... l'elettorato Labour non ci perdonerebbe mai se cambiassimo leader adesso. Nemmeno io sono certo che Keir completerà il mandato. Ma lo sa quanti primi ministri britannici hanno vinto le elezioni dopo un cambio in corsa negli ultimi 75 anni?». John Major, nel 1990. «Esatto. L'unico». Però Sir Keir ha commesso tanti errori, ultimo quello della nomina di Mandelson ad ambasciatore di Washington. «Anche lì, è stato vittima delle dinamiche di Westminster. E pure voi giornalisti avevate scritto che era una ottima idea, per addomesticare un altro narcisista come Trump. Certo che è stato un errore. Ma Starmer si è preso le sue responsabilità. Basta con questa storia. Uno dei problemi di Keir è che non riesce a essere disonesto». Come sta Starmer? «È enormemente frustrato perché non vede il cambiamento promesso ai britannici». Ma davvero crede che Starmer, primo ministro sinora senza empatia e visione, possa resuscitare politicamente? «Sì. È un cocciuto. Ma non ha mai creduto ai suoi istinti politici. Non è solo colpa sua. Downing Street è una brutta bestia: soffiate anonime ai giornalisti, regole e procedure arcane, anche per scegliere ambasciatori e mandarini. Westminster è alienante e Keir è un vegetariano in una macelleria». Ma Starmer è il premier più impopolare della storia moderna, secondo i sondaggi. «E prima di lui lo erano stati May, Johnson e Truss. Purtroppo oggi la politica è inquinata da indignazione, infelicità, cinismo, è anche colpa dei social media. Ma secondo me c'è una exit strategy». Per esempio, essere più esplicito contro la Brexit? «Sì. Il problema di Keir è che è troppo onesto e alle scorse elezioni ha fatto campagna assicurando che un riavvicinamento all'Europa senza tornare nell'Ue, e nemmeno nell'unione doganale o nel mercato unico europeo. Tuttavia, in questo mandato si pub iniziare a lavorare in modo che alle prossime elezioni queste linee rosse non ci siano più... Al voto scorso, Keir ha dichiarato di non prevedere il Regno Unito di nuovo in Ue nel corso della sua vita, ma molte cose sono cambiate nel frattempo: la guerra in Ucraina è proseguita, e poi Trump, i dazi, la guerra in Iran, un'America sempre più instabile». E dunque filo a dove si spingerà Starmer sull'Europa? «Non so. Ma a Downing Street c'è più entusiasmo di quanto immaginassi. Starmer ha già fatto capire che vuole avere accesso nel mercato unico dell'Ue. Ci sono discussioni interessanti tra le parti su una membership in Ue con meno imposizioni, come per esempio Bruxelles pensa per l'Ucraina. L'87% degli iscritti al Labour vuole tornare in Ue. Se ci fossero le primarie per sostituire Keir, sono certo che i rivali faranno a gara per dire prima di tutti: "Torniamo in Europa!". Ma Starmer non è così. Fa un passo alla volta. È cauto. Teme di riaprire le ferite della Brexit nel Paese. Eppure, credo che il governo britannico debba dirlo chiaro e forte: crediamo nell'Europa. Per esempio, dobbiamo dire di sì alla mobilità giovanile con l'Ue e fregarcene di chi agita lo spettro dei migranti. Dovremmo dire di sì agli europei, a prescindere, perché ci uniscono gli stessi valori, sfide e rischi». E una via di uscita per Starmer dal disastro? «Sì. Sarebbe una mossa coraggiosa, utile a livello economico, e renderebbe il Regno Unito più sicuro. Questa è la vera chance per Keir per lasciare il segno».
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