Versione stampabile Riduci dimensione testo Aumenta dimensione testo

L'invenzione del colore

Christian Raimo, La Nave di Teseo 2026

Ex libris - Elisabetta Bolondi 06/03/2026

L'invenzione del colore L'invenzione del colore C’è tanto materiale narrativo nel romanzo che Christian Raimo, insegnante, scrittore, pubblica per La Nave di Teseo con il titolo “L’invenzione del colore”. Lo stesso autore in premessa scrive: “Questo libro mescola elementi reali con elementi di pura fantasia e invenzione, come fa in genere la letteratura”: come si muove il lettore di fronte a questo insieme vasto, dissonante, che mette insieme pubblico e privato, relazioni  familiari e amorose, professionali e sociali, presente e passato, rapporti intimi, interlocuzione con il mondo della scuola, con il cinema, con il ricordo della ditta nella quale il padre ha lavorato per decenni, la Technicolor, sulla via  Tiburtina a Roma. In realtà, in sintesi, l’intero romanzo è la ricerca, drammatica e commovente, della figura del padre Raffaele, morto dieci anni prima in seguito ad una dolorosa malattia, forse di natura  professionale. Il cinquantenne professore di liceo, la voce narrante del libro, tiene il suo lavoro quasi da parte, presente solo attraverso la figura dello studente Paolo, pessimo alunno ma molto legato al prof, a cui chiede qualunque cosa per tirarsi fuori dai guai che procura a sé e alla sua famiglia, e il prof, rischiando molto, lo aiuta. Invece tutte le energie del narratore sono rivolte a costruire un rapporto con la fascinosa Gadda, femminista che si getta con coraggio  in ogni sorta di impegno politico e di lotta per i diritti di chi non ne gode, ma soprattutto  nello spasmodico  tentativo di ricostruire la personalità di suo padre, fumatore compulsivo, stacanovista che trascorreva la maggior parte del suo tempo alla Technicolor, negli anni nei quali la pellicola cinematografica veniva lavorata chimicamente in grandi vasche dove nasceva il colore, quella magia che il cinema sapeva ricreare nella fantasia degli spettatori. Prima della rivoluzione digitale, il cinema era artigianato, manualità,  rischio, e i grandi registi, italiani e americani, che di questa alchimia non capivano nulla, dovevano servirsi della abilità e della esperienza di questi uomini che nella “sylicon valley” nostrana, alla periferia della capitale, erano in grado di dosare gli ingredienti per costruire i colori, le sfumature, i neri, i bianchi, i rossi, assecondando la genialità dei nostri registi negli anni d’oro del cinema italiano: Ettore Scola per la realizzazione dei toni soffusi  del suo capolavoro, “Una giornata particolare”, aveva avuto  bisogno di Raffaele Raimo e dei suoi collaboratori per ottenere quei risultati raffinati di atmosfere in cui si muovono Loren e Mastroianni.  La madre dell’io narrante che vuol dare al figlio gli abiti fuori misura del padre morto, la richiesta di aiuto dell’alunno Paolo, la lettera in cui Gadda gli spiega perché lo ha lasciato, procurandogli un dolore sordo , la relazione con la sorella Veronica, anche lei scrittrice, due fratelli, due scrittori, commenta l’autore; e ancora la fuga a Napoli, dove sogna di incontrare davvero suo padre, che ipotizza, forse non è morto davvero ma si è stabilito là vivendo una vita nuova e diversa, il rapporto con una fede cercata e ignorata, che si ripresenta continuamente con la citazione di brani del Vangelo, a partire da quella in esergo .”Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo” (Matteo, 8:18-20). Lo scrittore professore sente di non saper dove realmente trovare un luogo di ristoro, dopo che, nelle ultime pagine del libro, comincia la drammatica narrazione della malattia, agonia e morte di suo padre in una clinica privata romana. Non indietreggia il narratore di fronte ai guasti che il tumore produce nel corpo e nella testa del padre, ammalato pur se ancora giovane. “Che cosa ha pensato mio padre? Quale genere di pensiero ha avuto? Non me l’ha mai detto. Nessuno lo dice. Non certo un padre a un figlio. Non certo mio padre.”. Un romanzo duro, sincero, in parte autobiografico, pieno di fantasia, di riflessioni su amore e morte, sulla fuga nella solitudine, sul senso della preghiera, ripetitiva ma rasserenante, sull’amicizia da ricercare anche dopo che sono trascorsi i decenni senza sentirsi, sui legami familiari che non si recidono, sul lavoro della scrittura, strumento faticoso e potente, l’unica salvezza che aiuta ad attraversare il dolore senza confini che l’esistenza propone a tutti noi.
Altre sull'argomento
L'amore non basta
L'amore non basta
Roberto Costantini, Marsilio 2026
La colpa di tacere
La colpa di tacere
Daniela Dawan, Morellini 2026
Lina e il sasso
Lina e il sasso
di Mauro Covacich, La Nave di Teseo 2026
La fine del mondo
La fine del mondo
Francesco Pecoraro, Ponte alle Grazie 2026
Pubblica un commento
Per inserire un nuovo commento: Scrivi il commento e premi sul pulsante "INVIA".
Dopo l'approvazione, il messaggio sarà reso visibile all'interno del sito.