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Difendere Manzoni? Da reazionari
Redazione InPiù 12/05/2026
Sul Domani Walter Siti parte dal dibattito sulla collocazione dei Promessi sposi nei programmi scolastici per mettere in discussione l’intero impianto dell’insegnamento della letteratura alle superiori. La disputa sul “quando” leggere il romanzo di Alessandro Manzoni viene giudicata marginale rispetto al problema di fondo: il “come” e il “perché” proporre la letteratura agli studenti tra i sedici e i diciannove anni. L’autore ricorda che l’ingresso del romanzo a scuola nell’Ottocento rispondeva a tre funzioni — modello linguistico, educazione morale e valore letterario — ma osserva che oggi almeno due di queste risultano indebolite. La lingua manzoniana appare distante dall’uso contemporaneo e inadatta a insegnare la comunicazione corrente, mentre l’educazione etica offerta dal testo è complessa e ambivalente, con una visione non sempre lineare dei rapporti sociali e dei personaggi. Anche sul piano letterario, pur riconoscendone il primato, Siti sottolinea la difficoltà dell’opera per lettori adolescenti, data la sua stratificazione e le tensioni interne tra intenzioni morali, autocensure e costruzione narrativa. Da qui la proposta di ripensare radicalmente l’insegnamento: considerare l’italiano letterario quasi come una lingua “straniera”, accompagnare i classici con traduzioni in italiano contemporaneo e limitare l’obbligo di letture integrali a testi più accessibili, preferibilmente novecenteschi. L’autore suggerisce una lista ristretta di romanzi da leggere per intero, anche non italiani, privilegiando opere capaci di coinvolgere gli studenti senza ostacoli linguistici eccessivi. L’obiettivo non è trasmettere norme linguistiche o morali, ma mostrare la funzione della letteratura come strumento di esplorazione dell’ambivalenza, dei conflitti interiori e dei significati profondi dell’esperienza umana. In questa prospettiva, l’idea di difendere i classici come patrimonio intoccabile appare un atteggiamento conservatore, mentre l’insegnamento dovrebbe adattarsi alla sensibilità contemporanea per restare efficace.
Tommaso Cerno, Il Giornale
Sul Giornale Tommaso Cerno esprime una valutazione critica dell’evoluzione politica della sinistra milanese, prendendo come punto di partenza la figura del sindaco Giuseppe Sala. L’autore ricorda le proprie posizioni passate, segnate da un giudizio negativo sul modello amministrativo della città, accusato di trascurare le periferie e di rappresentare una visione distante dai problemi concreti. Tuttavia, osserva come lo stesso Sala sembri ora prendere atto del cambiamento del quadro politico, riconoscendo che l’attuale configurazione della sinistra — identificata nell’alleanza tra Partito Democratico, Alleanza Verdi-Sinistra e Movimento 5 Stelle — si sia spostata verso posizioni più radicali, fino a mettere in discussione la capacità di mantenere il consenso elettorale a Milano. In questo contesto, l’autore evidenzia il rischio che la destra possa conquistare la città, anche in relazione alle dinamiche interne alla coalizione progressista e alla scelta del possibile successore, indicato in Mario Calabresi. Il commento descrive una trasformazione dell’identità milanese, da centro finanziario competitivo a realtà segnata da conflitti sociali e tensioni ideologiche, con una sinistra rappresentata come distante da una tradizione riformista e sempre più influenzata da posizioni antagoniste. In questa prospettiva, Sala viene raffigurato come una figura che guarda al proprio passato di manager, legato anche all’esperienza con Letizia Moratti, e che potrebbe non riconoscersi più nell’attuale configurazione del campo progressista. L’analisi sottolinea quindi una frattura tra la sinistra di governo e quella più radicale, evidenziando come tale evoluzione possa incidere sugli equilibri politici della città e sulle future competizioni elettorali.
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