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Nonostante l'aumento dei costi energetici
Sergio De Nardis 12/05/2026
Quindi dopo l’aumento del I trimestre (+0,2%, secondo la stima anticipata Istat di fine aprile), il Pil è destinato a frenare nel II. L’intensità dello stop dipende dalla diffusione dei contraccolpi energetici. Gli indicatori qualitativi mostrano un indebolimento dei servizi maggiormente esposti al rallentamento della domanda interna, a fronte di una resilienza manifatturiera che ha, finora, beneficiato della tenuta del commercio mondiale. Un trimestre nullo o leggermente negativo a cui facesse seguito un moderato recupero nella seconda metà dell’anno consentirebbe di realizzare la stima governativa di crescita del Pil 2026 (+0,6%, in termini grezzi). Ciò implicherebbe la fine della guerra entro l’estate con graduale superamento delle tensioni nei prezzi per i danni subiti dalle infrastrutture produttive e distributive. E’ l’esito scontato dai mercati a termine (il greggio è quotato progressivamente in calo nei contratti future tra luglio e dicembre). Tuttavia, razionalità e convenienza - che condurrebbero all’esaurimento del conflitto - non sono purtroppo i principali ingredienti del corrente scenario geopolitico.
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