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Il debito/Pil della Grecia inferiore al nostro

Il “miracolo” greco non è isolato: tutti i paesi ex-Pigs hanno rilanciato la crescita e ridotto deficit e debiti.

Giampaolo Galli 05/05/2026

Il debito/Pil della Grecia inferiore al nostro Il debito/Pil della Grecia inferiore al nostro La notizia è che, secondo il FMI, già da quest’anno, il rapporto debito/Pil della Grecia sarà inferiore a quello dell’Italia. Il fatto appare straordinario alla luce del fatto che nel 2020 il debito della Grecia era al 210% del Pil. Da quel momento inizia un rapidissimo aggiustamento: fra il 2020 e il 2025 il bilancio primario migliora di 12 punti, da un deficit di oltre 7 punti di pil ad un avanzo del 5%. Nel periodo post Covid, fra il 2021 e il 2025, il tasso di crescita medio della Grecia è stato del 7.7%. Secondo il FMI, il merito va alle riforme liberali del governo Mitsotakis. Il fatto certo è che, con le opportune riforme, austerità, anche estrema, e crescita sono andate insieme. Come mostra una recente nota dell’Osservatorio sui Conti Pubblici, la Grecia non è un caso isolato. Anche gli altri paesi che hanno subito l’intervento della cosiddetta Troika negli ultimi anni sono riusciti a mettere sotto controllo il bilancio e rilanciare la crescita.  Il Portogallo ha ridotto il deficit dal picco 7,3% del 2014 al pareggio nel 2019. Il deficit è aumentato nel 2020, l’anno del Covid, al 5,8%, ma è rapidamente tornato al pareggio e anche al surplus. Il tasso di crescita medio fra il 2021 e il 2025 è stato dell’8%. Il piano di salvataggio di UE e Fmi nel 2011 per 78 miliardi prevedeva, oltre all’aggiustamento di bilancio, una drastica semplificazione burocratica e una incisiva spending review che finì per comportare licenziamenti di massa. I tagli furono dolorosi, ma furono percepiti come atti a portare benefici nel medio periodo in termini di credibilità dell’intero progetto di riduzione del debito e della pressione fiscale. Il merito del miracolo portoghese viene generalmente imputato ad Antonio Costa del partito socialista, in carica dal novembre 2015 ad aprile 2024. 
 
La Spagna entrò in crisi fra il 2010 e il 2012 per l’esplosione della bolla immobiliare e del conseguente fallimento delle banche che l’avevano finanziata. Madrid chiese l’intervento della Troika che intervenne nel 2012 essenzialmente per ricapitalizzare le banche. Secondo molti analisti, questa fu la mossa decisiva che consentì alla Spagna di mettere a segno tassi di crescita elevatissimi negli anni successivi. Fra il 2014 e il 2025, tolto l’anno del Covid, la crescita media della Spagna è stata di 5,6%. Il deficit ha raggiunto un picco di 10% nell’anno del Covid, ma già nel 2025 era al 2,5%, dunque sotto la fatidica soglia de 3%. Per il 2026 il FMI prevede un deficit al 2,1%. Dal dicembre 2011 all’ottobre 2016 la Spagna e’ stata governata dai popolari di Mariano Rajoy, il quale quindi dovette gestire il momento più acuto della crisi. Successivamente e fino ad oggi hanno governato, fra alterne vicende, i socialisti di Pedro Sánchez. Fra i paesi denominati PIGS c’era anche l’Irlanda che però è un caso del tutto particolare perché, superata con l’aiuto delle Troika una devastante crisi bancaria, ha ripreso a crescere a ritmi cinesi. Cresceva moltissimo prima della crisi, in media al 5,8% fra il 2000 e il 2007.  È tornata a tassi ancora più alti dopo la crisi: In media 8,4% fra il 2014 e il 2025. Il debito pubblico che era esploso sino al 112% durante la crisi è sceso rapidamente negli anni successivi ed è oggi al 32%.  Cipro non faceva parte dell’acronimo PIGS perché la crisi è avvenuta un po’ dopo le altre, nel 2012-2013. Questo è l’unico paese in cui è stato davvero applicato il bail-in per i depositanti delle banche fallite. Ma la cosa interessante dal nostro punto di vista è che il debito è sceso dal 113% del 2020 al 50%.  Il bilancio e’ migliorato di 10 punti di Pil fra il 2020 e il 2024; era in deficit del 5.6% nel 2020 ed è migliorato fino a un surplus del 4,1% nel 2024. Per il 2026 il FMI prevede un surplus del 2,6% (con avanzo primario del 3,7%). La crescita media fra il 2021 e il 2025 è stata del 9,5%.  Da questi episodi appare evidente che, con opportune riforme, si può rilanciare la crescita e ridurre drasticamente deficit e debito. E non è chiaro a questi fini che ci sia un colore politico che è più efficace di altri. 
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