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Schlein: “Con Sánchez per dire che un altro mondo è possibile il tempo delle destre è finito”

Giovanna Vitale, la Repubblica, 15 aprile

Redazione InPiù 18/04/2026

Schlein: “Con Sánchez per dire che un altro mondo è possibile il tempo delle destre è finito” Schlein: “Con Sánchez per dire che un altro mondo è possibile il tempo delle destre è finito” "Con Sánchez per dire che un altro mondo è possibile il tempo delle destre è finito”. Così la segretaria Pd Elly Schlein, intervistata da Giovanna Vitale per la Repubblica del 15 aprile, alla vigilia della Global progressive mobilitation, il vertice internazionale che riunisce per la prima volta a Barcellona i leader progressisti di tutto il mondo, anticipa il messaggio che arriverà dal summit promosso da Pedro Sánchez e Stefan Löfven. Qual è il messaggio, segretaria? «Intanto che il tempo delle destre nazionaliste è finito. E il primo segnale chiaro è arrivato proprio dall’Italia: i 15 milioni di no a difesa della Costituzione hanno fermato il governo Meloni. Confermato poi dalla netta sconfitta di Orban in Ungheria. Dove hanno perso pure Trump e Vance con le loro interferenze in campagna elettorale, insieme a Meloni e Salvini coi loro video di sostegno». Sta dicendo che l’Internazionale nera può essere battuta? «Ci sono dei fili conduttori che legano le politiche delle destre a ogni latitudine. Confrontiamo ad esempio ciò che sta facendo Trump negli Usa con quanto fatto da Meloni qui da noi. Hanno entrambi disinvestito nella sanità pubblica: uno sta smantellando l’Obama Care, l’altra ha ridotto le risorse per gli ospedali, tant’è che in Italia sono ormai 6 milioni le persone che rinunciano a curarsi per le liste d’attesa troppo lunghe o perché non possono permetterselo. Trump ha bloccato il salario minimo, come Meloni la nostra proposta, sebbene esista in 22 paesi europei. Non lasciamo l’internazionalismo ai nazionalisti e alle loro contraddizioni, abbiamo molto più noi in comune. A Barcellona parleremo dei valori  e delle battaglie che già condividiamo con i progressisti di tutto il mondo per migliorare la vita dei cittadini». Ci dica la prima della lista. «Oggi le persone chiedono pace, tranquillità e normalità. Per anni i nazionalisti sono riusciti a vincere le elezioni fomentando le paure delle persone, che sono reali, non vanno minimizzate. E l’hanno fatto orientandole verso un capro espiatorio, un nemico al giorno, che fossero migranti, attivisti per il clima, donne troppo emancipate, sindacati, l’Europa, le opposizioni, il menù è ampio: hanno costruito il consenso sulla paura. Ma negli ultimi mesi molto è cambiato». Cosa è cambiato? «Che adesso sono loro a fare paura. Perché portano guerre commerciali, militari e caos non solo nelle relazioni internazionali, ma anche in casa propria. Pensate a a Minneapolis, alle squadracce dell’Ice che seminavano il terrore nelle strade. A Barcellona diremo che un altro mondo è possibile, che noi progressisti vogliamo portare protezione, anzitutto sociale, oltre che economica. Un tema che la destra, soprattutto in Italia, ha completamente ignorato». Qual è la situazione? «Noi abbiamo i salari tra i più bassi d’Europa che comprimono i consumi e di conseguenza la crescita, ormai attestata sullo zero virgola. Abbiamo un calo di produzione industriale da quasi tre anni consecutivi. In Parlamento avevano i numeri per fare tutto e non hanno fatto nulla». (L'intervista completa sul sito InPiù)
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