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Altro parere

Trump-Xi il dialogo che serve al mondo

Redazione InPiù 13/05/2026

Altro parere Altro parere Romano Prodi, Il Messaggero
Sul Messaggero Romano Prodi sottolinea come l’incontro tra Donald Trump e Xi Jinping a Pechino, più volte rinviato, rappresenti un passaggio necessario in un contesto internazionale segnato da tensioni crescenti, pur in assenza di condizioni favorevoli per risultati immediati. I principali dossier sul tavolo restano infatti irrisolti: sul piano commerciale, alla politica dei dazi statunitensi ha risposto la Cina limitando l’export di terre rare, mentre il surplus cinese verso gli Usa è aumentato e continua a crescere anche attraverso triangolazioni con Paesi terzi. Sul fronte energetico, la chiusura dello Stretto di Hormuz non ha indebolito l’economia cinese come previsto, grazie alle riserve e a forniture alternative, mentre l’aumento dei prezzi ha rafforzato la domanda di tecnologie per energie alternative, settore in cui la Cina domina. L’incertezza della politica americana e il ruolo crescente di Paesi terzi hanno inoltre contribuito a rafforzare il renminbi, pur senza mettere in discussione la centralità del dollaro. Non sono attese svolte significative neppure sul commercio, se non possibili aperture limitate su tecnologie e accordi su beni come aerei o prodotti agricoli, incapaci però di riequilibrare i rapporti. Più rilevante potrebbe essere un avanzamento sulla guerra con l’Iran, dove la durata del conflitto e la resistenza di Teheran stanno indebolendo il consenso interno di Trump, mentre la Cina spinge per un compromesso che consenta a entrambe le parti di presentarsi come vincitrici, soprattutto su nucleare e libertà di navigazione a Hormuz. Nessuna novità è invece prevedibile su Taiwan, dati i vincoli politici interni agli Stati Uniti. In questo quadro, il valore principale del vertice risiede nel riavvio del dialogo tra le due superpotenze, considerato come un primo passo verso una possibile attenuazione delle tensioni globali.
 
Mario Sechi, Libero
Su Libero Mario Sechi sostiene che il cosiddetto “Campo largo”, pur privo di un vero programma elettorale, mostri già segnali di forte confusione e di radicalizzazione politica. L’autore individua alcune proposte e posizioni emerse nel dibattito della sinistra che, a suo giudizio, rappresentano un ritorno a “pulsioni” e “vizi” del passato. Tra queste, l’ipotesi di una tassa patrimoniale, interpretata come un disincentivo agli investimenti e allo sviluppo economico; la proposta di introdurre il matrimonio tra persone dello stesso sesso, attribuita a Alessandro Zan, letta come fonte di conflitto con la Chiesa e con i valori che essa rappresenta; e una presunta ostilità verso le forze dell’ordine, con la critica alla “mostrificazione” della polizia e alle accuse di razzismo legate ai controlli su stranieri o manifestanti violenti. Questi elementi, secondo l’autore, indicherebbero una tendenza complessiva verso posizioni estreme che, se tradotte in azione di governo, potrebbero avere conseguenze rilevanti. Il confronto viene quindi posto con l’attuale maggioranza, descritta come capace di mantenere i conti pubblici sotto controllo, tutelare il risparmio ed evitare un peggioramento della situazione economica in un contesto internazionale difficile. Viene inoltre segnalato un ulteriore rischio, individuato nel ritorno di politiche assistenziali e clientelari, con riferimento al rilancio del reddito di cittadinanza e al ruolo di Roberto Fico, presentato come simbolo di questa linea. L’insieme di questi fattori viene descritto come un possibile scenario negativo per il Paese, che gli elettori dovrebbero considerare in vista delle future scelte politiche.
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