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L'idiota di famiglia

Dario Ferrari, Sellerio 2026

Ex libris - Elisabetta Bolondi 14/03/2026

L'idiota di famiglia L'idiota di famiglia Lo scrittore viareggino Dario Ferrari propone un nuovo romanzo, “L’idiota di famiglia” (Sellerio 2026)  il cui  titolo riassume molti dei temi che vengono affrontati nel libro dove il narratore racconta di sé, della propria famiglia, della sua relazione affettiva, dei suoi studi, del suo lavoro, delle sue incertezze, dei difficili rapporti  con il mondo editoriale in cui è immerso. In una lingua a volte quotidiana, dialettale, a volte invece alta, articolata, ricca dal punto di vista lessicale, raffinata, il traduttore Igor Nieri ci immette nella sua famiglia d’origine, dominata dalla figura del padre, professore di storia e filosofia nel liceo classico di Viareggio. Franco Nieri è per tutti il professore, anzi Herr Professor, come sarà chiamato in tutto il romanzo. Da poco in pensione, ex assessore alla cultura, severo, puntiglioso, comunista con una antica militanza nel PCI, ha intrattenuto rapporti complicati con il figlio Igor, più semplici con Ester, la sorella di Igor, ragazza madre del piccolo Cosmo, un bambino di sette anni che è diventato per Herr Professor una ragione di vita. Igor vive a Roma con la compagna Marta, traduce romanzi  dall’inglese, ha scoperto un autore americano che si chiama Badwalds, ed è divenuto molto richiesto da una Grande Casa Editrice, che gli affida la traduzione di un brutto “romanzone” che certamente si venderà benissimo. Igor Nieri si barcamena tra il lavoro editoriale, le critiche feroci contro quel mondo di cui conosce pregi e  difetti, il rapporto sempre più difficile con Marta, alla ricerca di una propria affermazione come autrice femminista, finché una telefonata allarmata della sorella Ester lo richiama a Viareggio: il Professor dà segnali ormai manifesti dell’incombere dell’Alzhaimer e la presenza del figlio  diventa necessaria. Tutta la seconda parte del libro, il ritorno a casa e l’ abbandono di Marta, sono la riscoperta della figura del padre, il ricordo della madre morta troppo presto, il nuovo rapporto che si crea con la sorella della  cui personalità  aveva capito poco, la presenza del bambino Cosmo, la cui modalità di relazione con gli adulti risulta  per Igor un pianeta sconosciuto e indecifrabile. In questo riscoperto ambiente familiare di provincia, con la domestica Manola che lo guarda con sufficienza per l’atteggiamento astratto che mostra nelle incombenze quotidiane, Igor fa lentamente i conti con se stesso, le scelte professionali, la distanza da un padre autoritario. A lui si deve l’imposizione, quando era adolescente, della lettura dei grandi autori russi, l’amato Dostoevskij, la figura del suo personaggio, il principe Myskin, anche se il ragazzo Igor non l’aveva apprezzato. Dunque lo scontro generazionale, ora che Herr Professor è divenuto fragile e immemore, lascia il posto ad una tenerezza mai provata; anche Ester, superficiale ed opportunista, si rivelerà diversa, matura, affettuosa. Igor si trova di fronte alla maturità, deve fronteggiare il suo  ipocrita e prevaricante ambiente di lavoro, ripensare al fallimento  della sua vita affettiva,  affrontare un presente irto di contraddizioni; soprattutto fare i conti con un lascito di suo padre, una serie di carte che contengono un racconto, scritto a macchina,  fogli che riassumono in forma narrativa un evento rivoluzionario  degli anni Venti, “Le tre giornate di Viareggio”. Quindi Dario Ferrari, attraverso l’espediente narrativo caro a Shakespeare, “The play within the play”, introduce la voce del padre, il personaggio centrale del romanzo, che finalmente Igor potrà riconoscere, apprezzare, forse amare, attraverso le parole scritte. Il romanzo si rivela nel suo complesso proprio una storia che contiene l’amore per le parole, per la traduzione dei pensieri e dei sentimenti in parole scritte, quelle che restano, che commuovono, che danno sostanza alla vita. Malgrado gli attacchi frontali sferrati dall’uso sempre più invadente dell’Intelligenza artificiale, Ferrari nel suo bel romanzo riafferma l’unicità della voce autoriale, della traduzione umana, della nascita di un secondo libro se il traduttore è bravo, colto, sensibile, capace di non tradire l’autore anzi di valorizzarlo. Un romanzo importante, quello di Dario Ferrari,  che merita lo stesso successo con il precedente “L’ora di ricreazione”, anch’esso pubblicato da Sellerio.
 
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