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Pa, ma chi valuta i politici?

La riforma della dirigenza utile ma insufficiente

Alberto Heimler 09/07/2026

Pa, ma chi valuta i politici? Pa, ma chi valuta i politici? La legge promossa dal Ministro Zangrillo sulla riforma del pubblico impiego recentemente approvata si muove nella direzione giusta. Innanzitutto, prevede l’accesso alla dirigenza pubblica anche per promozione interna, sia pure per percentuali limitate, consentendo così ai più meritevoli di ottenere l’avanzamento di carriera non studiando per il concorso e sottraendo così tempo al lavoro, ma impegnandosi per il raggiungimento dei fini istituzionali. Un cambiamento che meritoriamente avvicina le progressioni di carriera del pubblico impiego a quelle prevalenti nel settore privato, favorendo così l’efficienza e la qualità del processo amministrativo. 
 
Inoltre, la riforma interviene, sia pur marginalmente, sul sistema di valutazione dell’attività dei dipendenti pubblici già introdotto nell’ordinamento dal Ministro Brunetta col decreto legislativo 27 ottobre 2009, n. 150, affinandolo e rendendolo più preciso. Da questo punto di vista è certo un miglioramento. Tuttavia occorre ricordare che le modalità di valutazione, che sono poi associate ai miglioramenti retributivi e agli avanzamenti di carriera, sono volte aimpedire che tutti ricevano una valutazione di eccellenzacome in passato. L’obiettivo è perseguito individuando percentuali massime di eccellenti e di buoni. A parte la rigidità del sistema, visto che in casi particolari è ben possible che tutti i dipendenti di un gruppo siano eccellenti, introdurre queste percentuali massime scontenta la maggioranza dei dipendenti pubblici che, non potendo essere riconosciuti come tali per vincolo normativo, si sentono pur tuttavia eccellenti! Si è passati da una inefficienza (tutti erano eccellenti) a un’altra (pochi sono eccellenti, ma gli esclusi si ritengono ingiustamente poco apprezzati, disincentivandone così l’impegno). 
Ciò però che manca al disegno di legge Zangrillo e che mancava anche alla Riforma Brunetta è il non aver esteso la valutazione alla leadership politica, come avviene nel Regno Unito con il Select Committee che indaga sui risultati effettivamente conseguiti dai diversi ministeri, con audizioni pubbliche dei ministri e redigendo rapporti scritti molto puntuali e resi pubblici. Inoltre le spese pubbliche delle diverse Amministrazioni sono esaminate al fine di verificare se la spesa pubblica ha effettivamente prodotto risultati adeguati alle risorse impiegate, una sorta di spending review,ma effettuata dal Parlamento. Da tutto ciò emerge chiaramente che è il Ministro o l’Assessore il responsabile ultimo della qualità dell’azione amministrativa. Fermarsi alla dirigenza sia pure a quella apicale conduce a una valutazione fortemente incompleta. Anche la politica andrebbe infatti valutata in relazione ai risultati conseguiti e la carriera di Ministri e Assessori dipendere anche da quanto bene hanno amministrato, non solo dalle capacità oratorie mostrate nei programmi televisivi. Ancorare la carriera dei politici alla qualità delle Amministrazioni da essi guidate, sarebbe il miglior incentivo all’efficienza della Pubblica Amministrazione. Le scelte di chi nominare dirigentesarebbero orientate al merito e le valutazioni eccellenti non dovrebbero essere limitate! Gli incentivi funzionano, basta solo introdurli. 

 
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