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Gli scontri in Val di Susa

… e le leggi sicurezza poco efficaci

L'Irriverente 28/07/2026

Gli scontri in Val di Susa Gli scontri in Val di Susa Una premessa doverosa: la vicenda “No Tav” e tutte le forme di opposizione al completamento della ferrovia veloce Milano-Parigi-Londra non hanno alcuna plausibile giustificazione tecnica o ambientale. È una battaglia identitaria e consuetudinaria che coagula opposizione e rabbia sociale delle frange più estremiste. Il discorso di merito è ormai chiuso da anni. Con l’accordo di Pra Catinat del giugno 2008 si pervenne a un accordo di sintesi con tutti i sindaci della Valle dopo un ampio processo di partecipazione popolare. Come sia possibile che periodicamente si possa abbattere un’ondata di violenza sul cantiere ferroviario resta un mistero. E soprattutto resta inspiegabile che non possa essere preventivamente impedito, grazie all’ampio armamentario di cui dispone il Ministero degli Interni in seguito alle norme introdotte dal governo Meloni.
 
Nel 2022 col Decreto Anti-rave si è modificato l’articolo 633 bis del Codice Penale in merito all’“invasione di terreni”. Con la Legge 80/2025 è diventato reato il blocco stradale, è stata introdotta un’aggravante specifica per No Tav e No Ponte. Viene punita la resistenza passiva, si rischia un anno e sei mesi per “imbrattamento di bene pubblico”. Con la Legge 25/2026 è stato introdotto il fermo preventivo di 12 ore per soggetti ritenuti pericolosi durante manifestazioni di piazza, il reato per chi indossa caschi per non farsi riconoscere e vengono previste “zone rosse” da dove allontanare persone denunciate negli ultimi cinque anni. Con questo po’ po’ di normativa, ci si chiede come sia stato possibile che 700 violenti si siano radunati in un paese della Val di Susa provenienti da mezza Europa, senza essere preventivamente fermati. E soprattutto 120 agenti feriti, molotov, “devastazioni”, 450 identificati, ma arresti zero.
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