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Altro parere

Alle urne avremo quattro poli?

Redazione InPiù 09/09/2026

Altro parere Altro parere Luca Ricolfi, Il Messaggero
Sul Messaggero, Luca Ricolfi analizza l’evoluzione delle intenzioni di voto dall’inizio della legislatura e sostiene che, dopo quasi quattro anni di relativa stabilità, il quadro politico stia cominciando a cambiare. Ricolfi ricorda che i partiti di governo, partiti da poco meno del 44% alle elezioni del 2022, erano saliti intorno al 48%, mantenendo un vantaggio significativo sul Campo largo. La nascita di Futuro Nazionale di Roberto Vannacci ha però progressivamente eroso i consensi della maggioranza, pur lasciando inizialmente l’insieme del centrodestra nettamente davanti alle opposizioni. Ricolfi individua nei sondaggi più recenti tre novità. Fratelli d’Italia non viene più indicato unanimemente sopra il 26% ottenuto nel 2022; secondo YouTrend, i quattro partiti di governo sarebbero scesi complessivamente al 38,9%; soprattutto, sommando Futuro Nazionale, l’intera area del centrodestra raggiungerebbe il 46,8%, ormai non molto distante dal 44,6% attribuito al Campo largo. Ricolfi osserva quindi che, diversamente da quanto sembrava fino a poco tempo fa, neppure un’alleanza comprendente Vannacci garantirebbe al centrodestra la vittoria. Contemporaneamente starebbe riemergendo uno spazio liberale di centro, formato da Azione e dalle nuove formazioni Partito Liberaldemocratico e Ora!, che insieme raccolgono oltre il 6% e potrebbero aumentare i propri consensi con l’avvicinarsi delle elezioni. Ricolfi conclude che il prossimo confronto elettorale potrebbe quindi articolarsi non più fra due grandi schieramenti, ma fra quattro poli: centrodestra, Campo largo, Futuro Nazionale e centro liberale. Una simile frammentazione potrebbe impedire la formazione di una maggioranza autosufficiente e aprire uno scenario finora considerato poco probabile: un governo di più o meno larghe intese, comprendente le forze centriste ed escludendo quelle maggiormente contrarie all’integrazione europea.
 
Maurizio Belpietro, La Verità
Su La Verità, Maurizio Belpietro contesta l’interpretazione secondo cui il successo dell’AfD in Sassonia-Anhalt sarebbe spiegato soprattutto dal basso livello di istruzione e dalle condizioni economiche disagiate dei suoi elettori. Belpietro sostiene che una parte della sinistra e del mondo dell’informazione finisca così per rappresentare chi vota per l’estrema destra come una massa di cittadini ignoranti e facilmente manipolabili, trasformando un dato sociologico in un giudizio sulla capacità degli elettori di compiere consapevolmente le proprie scelte politiche. Belpietro ritiene che gli stessi flussi elettorali suggeriscano invece interrogativi diversi. Ricorda il forte consenso ottenuto dall’AfD tra gli operai, le persone economicamente più fragili e i giovani sotto i 25 anni, sottolineando contemporaneamente il crollo dei tradizionali partiti popolari, in particolare della Spd, proprio nelle categorie sociali che storicamente costituivano la base elettorale della sinistra. A suo giudizio, il dato più significativo non è dunque il livello di istruzione degli elettori dell’AfD, ma la loro decisione di abbandonare partiti nei quali non si riconoscono più. Anche il consistente voto giovanile dovrebbe spingere a interrogarsi sulle ragioni per cui l’offerta politica tradizionale non riesce più a convincere le nuove generazioni. Belpietro conclude che definire incolti o marginali gli elettori dell’AfD impedisce di comprendere le ragioni politiche e sociali della sua crescita. Operai, salariati e ceti popolari erano un tempo il principale bacino elettorale dei partiti comunisti e socialdemocratici senza che nessuno ne mettesse per questo in dubbio la capacità di voto. Considerarli oggi culturalmente inadeguati perché scelgono la destra rivela, secondo Belpietro, una forma di “razzismo culturale” e soprattutto l’incapacità di una parte delle élite di comprendere un fenomeno politico complesso come l’avanzata dell’AfD.
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