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L'Ue e i nostalgici del nazismo
Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani
Redazione InPiù 07/09/2026
Sulla prima pagina della Repubblica, Paolo Gentiloni interpreta il trionfo dell’AfD in Sassonia-Anhalt come un segnale d’allarme per l’intera Europa. A vincere, sottolinea, è un partito radicalmente nazionalista, che mette in discussione la cultura della memoria dell’Olocausto, propone politiche estreme sull’immigrazione ed è apertamente benevolo verso la Russia di Putin. Un fenomeno che non riguarda più soltanto l’ex Germania orientale perché l’AfD sfiora ormai il 30% nei sondaggi nazionali.Per Gentiloni, il voto tedesco assume particolare importanza poiché apre un lungo ciclo elettorale europeo. Di fronte all’avanzata delle destre nazionaliste, le forze europeiste si trovano davanti a un bivio. La prima strada è quella di inseguirle attraverso una sorta di "nazionalismo light", attenuando il cordone sanitario e accettando un’Unione più debole e maggiormente centrata sugli interessi nazionali. Una tendenza di cui si vedono alcuni segnali anche nel governo Meloni, soprattutto sulle politiche climatiche e sulla critica alla burocrazia di Bruxelles. L’alternativa, che Gentiloni sostiene, è rilanciare l’integrazione europea: difesa comune, maggiore competitività, superamento del diritto di veto, finanziamento dei beni comuni e sostegno a una pace giusta in Ucraina. In un mondo segnato dall’aggressività russa e dal progressivo disimpegno americano, sostiene l’ex commissario europeo, solo un’Europa più forte e più sovrana può difendere gli interessi dei suoi cittadini. La sfida tra nazionalismo e integrazione europea sarà quindi uno dei temi decisivi delle prossime elezioni nel continente.
Paolo Valentino, Corriere della Sera
Sul Corriere della Sera, Paolo Valentino, nell’editoriale “Vuoti di memoria”, ricostruisce l’ascesa dell’AfD, sottolineando il fallimento della promessa di Friedrich Merz, che nel 2022 assicurava di voler "dimezzare" l’estrema destra tedesca. Da allora il partito ha invece continuato a crescere, fino all'ultimissimo successo in Sassonia-Anhalt. Nata nel 2013 nella Germania occidentale come formazione euroscettica di professori ed economisti, l’AfD si è progressivamente radicalizzata, soprattutto dopo la crisi migratoria del 2015. Il suo vero terreno di conquista è diventato l’ex Ddr, dove ha intercettato disagio economico, spopolamento e soprattutto un profondo vuoto identitario. Secondo Valentino, molti cittadini dell’Est continuano infatti a sentirsi "tedeschi di seconda classe", nonostante gli enormi investimenti seguiti alla riunificazione. È proprio su questa frattura ancora irrisolta tra Est e Ovest, e sulla perdita di memoria e identità dell’ex Germania orientale, che l’AfD ha costruito il proprio successo, spostandosi nel frattempo verso posizioni sempre più nazionaliste e radicali. Il risultato in Sassonia-Anhalt apre ora anche una questione politica decisiva: quanto potrà ancora reggere il “cordone sanitario” che finora ha escluso l’AfD dal governo?.
Cesare Martinetti, La Stampa
Cesare Martinetti legge il trionfo dell’AfD in Sassonia-Anhalt, con il 44% dei voti, come un segnale che va ben oltre la Germania. Il successo del giovane Ulrich Siegmund, capace di costruire consenso soprattutto attraverso una comunicazione diretta e i social, segna secondo l’editorialista della Stampa una rottura simbolica profonda nella Germania del dopoguerra.La vera "campana" che ora suona, però, suona per tutta l’Europa: l’avanzata delle destre antisistema sta erodendo gli equilibri politici su cui si è costruita l’Ue, proprio mentre la guerra è tornata ai suoi confini. Martinetti sottolinea in particolare le ambiguità sull’Ucraina, ricordando lo slogan di Alice Weidel "Mai più un euro all’Ucraina" e le analoghe posizioni emerse nel Rassemblement National francese. Martinetti avverte tuttavia che questa “onda nera” europea non è affatto compatta: AfD, Rassemblement National, Reform UK e la destra di Giorgia Meloni presentano differenze e rivalità molto profonde. Il prossimo vero banco di prova saranno quindi le elezioni francesi, che diranno quanto queste forze possano realmente ridisegnare gli equilibri politici del Vecchio Continente.
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