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Il prezzo del carburante e il prezzo della scelta

Il tetto Eni e il precedente della Robin Hood Tax di Berlusconi-Tremonti

Claudio Di Donato 29/09/2026

Il prezzo del carburante e il prezzo della scelta Il prezzo del carburante e il prezzo della scelta Il tetto ai prezzi deciso da Eni arriva nel momento in cui il caro carburanti pesa sui bilanci delle famiglie e sui costi delle imprese. Il beneficio è immediato, ma occorre chiedersi anche chi sostiene quel costo, per quanto tempo e con quali effetti sul mercato. Eni ha fissato per 30 giorni un massimo di 1,99 euro al litro per la benzina e 2,19 per il gasolio. La società parla di circa 17 centesimi in meno rispetto ai prezzi medi precedenti. Quindi circa 98 milioni che non sono tuttavia il costo accertato per Eni, in quanto gli incassi alla pompa comprendono l’Iva e il costo potrebbe essere ripartito lungo la filiera. Quella cifra limite, quindi, non indica gli utili sacrificati. La decisione dell’Eni inoltre suscita inevitabilmente una domanda. È una scelta commerciale autonoma, una sollecitazione dell’azionista o una mossa nella prospettiva di un prelievo sugli extraprofitti? Una tassa straordinaria è invocata da molti, anche all’interno della maggioranza, ma senza alcuna indicazione sia sulla dimensione dell’imposta e sia sull’oggetto del prelievo (che potrebbe riguardare anche raffinazione, distribuzione o ambiti societari diversi da quelli interessati dal tetto). 
 
 
C’è il precedente della Robin Hood Tax nel 2008 a firma Berlusconi-Tremonti. Poiché definire la dimensione degli extraprofitti è assai complicato, l’ex ministro Tremonti introdusse un’addizionale Ires di 5,5 punti calcolati sul reddito imponibile (salita poi al 6,5% e temporaneamente al 10%) con il divieto di trasferire il costo sui prezzi al consumo. Il punto decisivo è che non tassava i profitti straordinari generati dai rincari, ma l’intero imponibile. La Consulta nel 2015 dichiarò illegittima la Robin Hood Tax, ma senza cancellare i versamenti dovuti nel periodo di applicazione. Piazza Affari ha premiato il titolo Eni: per la Borsa quindi il contributo volontario del gruppo a controllo pubblico è sicuramente molto più vantaggioso rispetto a qualsiasi ipotesi di tassazione degli extra-profitti.
 
 
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