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Altro parere

Il segreto di Pulcinella

Redazione InPiù 30/09/2026

Altro parere Altro parere Marco Travaglio, il Fatto Quotidiano
Sul Fatto Quotidiano, Marco Travaglio sostiene che Benjamin Netanyahu fosse stato avvertito prima del 7 ottobre 2023 dei piani di Hamas. Richiama le conferme del Wall Street Journal sull’allarme lanciato dall’allora capo dell’intelligence egiziana Abbas Kamel e quella di Haaretz sulla telefonata di 45 minuti con il presidente degli Emirati Mohammed bin Zayed, che avrebbe informato Netanyahu del piano di Hamas per provocare un «terremoto» da Gaza. Secondo Travaglio, anche gli Usa, Fatah e i servizi israeliani erano a conoscenza della minaccia. L’autore sostiene quindi che Egitto, Emirati, Fatah e Stati Uniti avessero cercato di prevenire la strage, consapevoli delle conseguenze per Israele e per i palestinesi. Travaglio cita anche l’ex capo dello Shin Bet Ronen Bar, che avrebbe intenzione di querelare Netanyahu, mentre il premier accusa a sua volta i servizi di avergli nascosto informazioni. Per l’autore, però, spettava a Netanyahu agire rafforzando il confine con Gaza, che invece rimase scarsamente presidiato, mentre le truppe erano impegnate in Cisgiordania e nell’Alta Galilea. Da qui la critica più dura: secondo Travaglio, l’attacco di Hamas fu reso possibile da quella vulnerabilità e Netanyahu avrebbe poi utilizzato la strage come giustificazione per la guerra a Gaza. L’autore aggiunge che in Israele le notizie sulla distruzione a Gaza avrebbero un impatto limitato sull’opinione pubblica e cita sondaggi dai quali il consenso di Netanyahu sarebbe persino cresciuto dopo il film “Naza”. Infine, Travaglio osserva che anche l’elettorato di destra israeliano sarebbe colpito dalle rivelazioni sulla mancata protezione dei 1.200 israeliani uccisi il 7 ottobre. Le conseguenze politiche, secondo l’autore, potrebbero andare dalla perdita del governo e dell’immunità da parte di Netanyahu a una sua permanenza al potere con meno consensi e una maggiore dipendenza dai partiti più estremisti.
 
Alessandro Sallusti, Libero
Scrive Alessandro Sallusti su Libero – “Prendiamo atto con soddisfazione della condanna dei tre agenti egiziani responsabili del rapimento di Giulio Regeni e ci auguriamo che la cosa non finisca lì, che la giustizia riesca a colpire anche mandanti ed esecutori delle mortali torture inflitte al ricercatore italiano. Detto che i genitori del ragazzo hanno tutto il diritto di chiedere qualsiasi cosa senza dover essere giudicati, tantomeno da me, stupisce però la fuga in avanti della sinistra politica e culturale che invoca addirittura la rottura di qualsiasi rapporto con l’Egitto di Al Sisi, formalmente una repubblica semipresidenziale ma di fatto una autarchia che potrebbe rientrare nella teorica lista dei cosiddetti “stati canaglia”. Bene, se dovessimo applicare alla lettera la questione di principio posta dal caso Regeni dovremmo rompere le relazioni con decine di Paesi, cosa nobile ma inutile quanto controproducente in base al principio detto di Realpolitik in uso, con successo, da un paio di secoli. In pratica si tratta di adottare una politica basata sul pragmatismo e sul realismo che antepone gli interessi nazionali ai principi etici, morali e ideologici. Il problema non è quindi quanto sia mascalzone al Sisi (certamente lo è e pure tanto) ma quanto sia utile inimicarsi il più importante, grande e stabile paese dell’area mediterranea oggi nostro partner sia nell’approvvigionamento energetico che nel contenimento dei flussi migratori e pure nella lotta all’estremismo islamico. Ovvio che la risposta sia: sarebbe una follia. Non si può dire apertamente ma le cose stanno esattamente così echi governa bene fa a tenerne conto”.
 
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