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I disastri climatici aumentano, il Governo dov'è?

L'approccio “pragmatico” che rinvia le decisioni e non affronta i problemi

Pia Saraceno 16/09/2026

I disastri climatici aumentano, il Governo dov'è? I disastri climatici aumentano, il Governo dov'è? Si moltiplicano gli studi internazionali sull’impatto non più a lungo termine sui danni climatici provocati dall’aumento delle temperature. Dopo la pubblicazione del  Rapporto “LimitingOvershoot”del Programma Onu per l’Ambiente, l’agenzia Ue Copernicus ha pubblicato i dati sulle temperature dei mari. l’Onu ha confermato che lo sforamento del limite stabilito dagli Accordi di Parigi di +1,5°C rispetto all’inizio della Rivoluzione industriale, è ormai inevitabile nel breve termine. Se si vogliono contenere i danni quindi l’obiettivo deve essere di “limitare la durata” di questo sforamento. Copernicus segnala che le temperature dei mari si avvicinano ad un aumento di 2 gradi, hanno battuto i record dei 100 giorni più caldi in assoluto ed agosto è stato il mese più caldo di sempre. Questo ha un effetto sull’aumento delle temperature anche sulla superfice terrestre, creando una sorta di avvitamento che per essere disinnescato deve poter contare su una accelerazione degli interventi per ridurre le emissioni. Si teme l’effetto cumulativo che questo potrà avere sul fenomeno meteorologico di El Nino nell’immediato. Esso è solo in parte prevedibile vedendo le esperienze del passato, perché la scala dei fenomeni in atto è molto più grande e si entra in territori non noti. Il fatto che il Mediterraneo ha avuto temperature che si sono innalzate anche più della media fa pensare ad un autunno-inverno di disastri, non solo confinati all’America Latina ed all’Africa. Tutti gli studi ribadiscono che è urgente quindi prepararsi con interventi che modifichino i contesti urbani e prepararsi ad affrontare alluvioni e siccità per limitare i danni all’agricoltura; e nel contempo occorrerebbe accelerare gli interventi di mitigazione. Mitigazione ed adattamento dovrebbero stare quindi in cima alla lista delle politiche industriali ed in generale delle politiche pubbliche.
 
I danni creati dal clima in questa lunga estate calda, sia in Italia che all’estero, sono stati invece dalla maggioranza silenziarti il più possibile, e anche gli interventi a sostegno dei territori colpiti hanno subito ritardi. Le dichiarazioni di alcuni esponenti alle numerose presentazioni del libro “L’ecologia dei conservatori” del responsabile di Fratelli d’ Italia per l’energia Nicola Procaccini hanno ribadito la posizione della maggioranza sul tema.  Commentando allegramente il persistere delle alte temperature il presidente del Senato La Russa ha osservato che ci stiamo abituando al clima Caraibico (strizzando forse l’occhio ad una interpretazione vacanziera tutto l’anno del nostro clima), senza peraltro menzionare che questo dovrebbe significare la necessità di saper far fronte ad uragani ed inondazioni. La presidente del Consiglio Meloni, che ha fatto la prefazione allo stesso libro, non ha perso poi l’occasione di vantarsi dei successi dell’approccio “pragmatico” del suo governo e del suo contributo fondamentale al ridimensionamento della portata del Green Deal europeo, considerato dall’autore del libro un clamoroso errore.  L’approccio “pragmatico”, che altro non è che rinviare il cambiamento facendo credere che così si difende la competitività del nostro sistema produttivo e si riducono i costi della transizione, condanna l’Italia a rincorrere le emergenze ed a perdere le occasioni d’innovazione. Eppure, lo scorso maggio, l’Italia insieme ad altri 141 paesi è stata tra i firmatari della risoluzione Onu che dà attuazione al parere consultivo della Corte Internazionale di Giustizia (CIG) sugli obblighi climatici degli Stati a tutela dei diritti umani. Secondo il parere della CIG, la violazione di tali obblighi può comportare la responsabilità internazionale dello Stato, che è tenuto a porre fine alla violazione, impedirne il ripetersi e, ove necessario, riparare il danno.
 
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